Riforme: debunking Renzi

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di Luigi Bruschi su L’Espresso del 25 luglio 2014

Davvero interessanti le dichiarazioni di Matteo Renzi, in queste ultime ore. Qualche riflessione sparsa.

“Io ho preso un impegno con i cittadini, quel 40,8 per cento, che mi hanno votato”.

1. Quel 40,8 ha votato Partito Democratico, non Matteo Renzi (poi si può discutere sul perché, naturalmente: ma dire “mi hanno votato” è sbagliato e scorretto al tempo stesso).

2. Le elezioni erano quelle europee: dunque nessun mandato elettorale è stato dato al Presidente Renzi riguardo alle riforme costituzionali del paese Italia.

3. Se pure le due erronee argomentazioni precedenti fossero invece accettabili, nessun impegno è stato preso con gli elettori sui tempi e sui contenuti. Io almeno non ho firmato niente in tal senso. Voi sì?

“Su quell’impegno mi gioco la carriera. Siamo al lavoro sul programma dei 1000 giorni. Stupiremo tutti, specialmente i gufi.”

1. Sorvolando sul linguaggio – al solito arrogantemente squalificante nei confronti di chi muove critiche – vorrei capire che argomento politico è che Matteo Renzi si gioca la carriera (e quindi deve far bene per forza, vuole intendere). Mi ricorda un po’ la logica di quando Berlusconi diceva che era impossibile che lui rubasse perché era ricco. Non ci siamo proprio.

2. L’obiettivo dell’attuale governo è sorprendere o fare le cose che servono? Perché è vero che la seconda cosa non esclude la prima, ma se come obiettivo primario si punta a sorprendere, lasciatemelo dire: di cazzate all’orizzonte ne intravedo parecchie.

“Noi siamo contro la dittatura della maggioranza ma siamo anche contro la dittatura della minoranza”.

1. Belle parole. Peccato che tra le due dittature, guarda un po’, ci sia una cosa che si chiama ‘confronto’ o se preferite  ’dialogo’. Senza dubbio è molto cool fare gli accordi nelle segrete stanze forzando la mano con qualche blitz. Poi però – accidenti ai padri costituenti! – c’è il passaggio in Parlamento. Ecco. Ma ci ricordiamo oggi che il passaggio parlamentare è un punto nodale della nostra forma democratica? E nonostante questa forma di eclatante miopia politica – o di mero opportunismo, giudicate voi – si osa persino lamentarsi del passaggio parlamentare? Ancora una volta non ci siamo.

2. Giusto per ribadire un concetto ovvio: se le cose si decidono fra pochi è oligarchia, che poco ha a che vedere con una democrazia parlamentare. E fino a quando le cose non cambieranno, il potere legislativo è attribuito al Parlamento, mentre al governo spetta quello esecutivo. Qualcuno intende ricordarlo, all’attuale Presidente del Consiglio? Perché in quest’ottica, se ci pensate bene, a fare ostruzionismo costituzionale condizionando tutto l’iter è proprio lui, altro che storie!

In definitiva, è senza dubbio molto conveniente – per il governo e per Renzi – manipolare la comunicazione mediatica spostando il fuoco comunicativo su “gufi, rosiconi” e quant’altro. E tuttavia continuo a pensare che sarebbe molto più utile interrogarsi sul merito della riforma, anziché continuare a spostare l’asse del discorso: in ballo c’è la nuova architettura istituzionale della nostra sciagurata Repubblica, mica pizza e fichi.

E se finalmente si ragionasse per un solo momento del merito della riforma, sarebbe molto interessante sapere se si preferisce davvero:

a. restare con 630 deputati e non far scegliere a noi elettori i senatori che devono rappresentarci (proposta Renzi);

b. ridurre sia il numero dei deputati che quello dei senatori (i costi della politica: ricordate com’era importante questo punto?!) e lasciare che i cittadini scelgano i propri rappresentanti al Senato.

Matteo Renzi ci spiegherebbe, cortesemente, una buona volta, perché preferisce la prima ipotesi alla seconda?

Ci accontentiamo di un paio di slides.

Grazie.

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