Serve il Socialismo

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24 giugno 2015

Vorrei provare a retrodatare le ragioni della nostra attuale crisi, rivelandole – più correttamente – come endogene. È stato sostenuto che la crisi sia iniziata nel 2007, invece a me consta che nel gennaio 2002 si è operato un raddoppio dei prezzi di merci e servizi, ma non dei salari che sono stati quindi dimezzati portandoli ai valori reali precedente gli anni Venti del Novecento. A me risulta – secondo punto – che in Italia è sempre esistito un sistema di autocertificazione della base imponibile per cui essa non è quella reale ma bensì virtuale, rendendo con ciò virtuali anche le più alte aliquote di tassazione. A me risulta che il debito pubblico, prodotto per volontà di non tassare realmente i redditi medio-alti, sia rinegoziato sui mercati secondari: quindi, essendosi parlato di contagio della follia finanziaria, in questo modo la follia finanziaria dei mercati privati infetta anche la finanza pubblica. A me risulta che dovendosi ridurre il debito pubblico per ragioni dovute all’ Unione economica e monetaria e non potendosi contemplare l’ uso della leva fiscale, si pensa di smantellare, e si sia già smantellato, lo stato sociale. A me risulta che, anche se si sono dimezzati i salari, ciò non bastando per la competizione con le economie schiavistiche, è necessario distruggere la stabilità, e si è fatto anche questo, la stabilità reale dei contratti di lavoro, con ciò impedendo una fisiologica crescita salariale attraverso la contrattazione a collettiva ed aziendale, e così consentendo ulteriori discesa del costo del lavoro, che è stato comunque già dimezzato per la truffa del changeover a mille lire per un euro che è stata fatta nel 2002.

Salto le altre ragioni endogene di crisi italiana che sono le mafie con i loro costi ed i costi della corruzione generalizzata ed endemica e concludo dicendo per slogan perché per me serve il socialismo.

Il socialismo serve anche per il sistema economico liberista – paradossalmente – perché esso introduce la necessità di pagare bene il lavoro con ciò ricostituendo una domanda che sia in grado di assorbire e stimolare la produzione, se non la crescita, altrimenti il sistema economico liberista, non regolamentato e controllato da operatore pubblico, implode nella concentrazione come se fosse un buco nero dello spazio.

Il secondo motivo per cui serve il socialismo a mio modo di vedere, e concludo, è perché il socialismo serve anche al sistema costituzionale perché esso introduce la necessità di integrare, con la rappresentanza politica, le classi economiche del lavoro entro il sistema istituzionale, con ciò ricostituendo una pluralità dei poteri costituzionali, cosa esattamente opposta rispetto a quello che sta perpetrandosi con il golpe renziano, che io definisco golpe toscano.

Quindi, tornando al primo motivo, il socialismo – paradossalmente – è conveniente anche per una imprenditore che pensi che possa essere più utile per lui pagare quattro volte di meno il proprio operaio, perché poi le merci gli rimangono invendute negli scaffali e deve chiudere l’azienda.

Altri brevi, e pure banali, interventi ho provato a svolgere dal 1994 al 2011 in una sezione/circolo del pds/ds/pd. Ed anche quando mi fu concessa questa opportunità, essa era tollerata entro il cosiddetto “sfogatoio”, cioè lo spazio istituzionale dedicato ai parolai, criticoni, narcisi iscritti (oggi si direbbe gufi). Voglio semplicemente dire, con questa testimonianza personale, che anche in epoca pre-renziana, in quella ditta non si svolgeva una reale discussione politica sui temi più svariati (quindi neppure poteva parlarsi di socialismo), bensì venivano organizzati comizi, nei quali relatori calati dall’alto venivano a rivelare il Verbo delle decisioni già prese nelle sedi più alte e/o esterne del partito. Ed anche nei congressi la musica non cambiava: finti candidati alternativi, finte mozioni alternative, che, per celia, contendevano la direzione del partito al Moloch formato dalla maggioranza dei membri di esso eletti o nominati entro le varie articolazioni della Repubblica o nei più vari enti pubblici o del parastato: vigeva quello che può chiamarsi centralismo democratico, che non è se non l’organizzazione leninista del partito totalitario.