Anna Falcone: “se la ricomposizione a sinistra fosse solo una operazione di ceto politico, sarebbe una misera pratica di autoconservazione”

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Autore originale del testo: Anna Falcone

di Anna Falcone

Scrive De Angelis:”Dove porta questa storia? Se fosse solo ricomposizione di ceto politico, dicevamo, sarebbe ben poca cosa, un po’ come rimettere assieme i cocci con la colla. Se il confronto invece fa parte di una più articolata operazione che consente di cogliere lo zeitgeist, allora è altro discorso”. Già, ma se il criterio è sempre la gestione del potere tutta al maschile fra vecchi leader e fedeli cooptati senza alcuna qualità, la cosa non funziona. Anzi – diciamolo chiaramente – questa gestione del potere, questa occupazione degli spazi della politica, unito al sistematico allontanamento di chi esprime qualità e idee è una della cause principali del declino del Paese. Ce la facciamo – almeno di fronte al baratro – a portare in politica persone di talento, ad adottare pratiche inclusive e proporre soluzioni realmente innovative e di qualità? Perché altrimenti, qualsiasi prospettiva verrà percepita come una pratica di misera, inaccettabile autoconservazione. Mentre noi abbiamo bisogno di un nuovo inizio, radicalmente differente per modalità di azione e pratiche democratiche. Altrimenti l’elettorato continuerà a cercare altrove. E farà bene.

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Segnali di ricomposizione a sinistra

di Alessandro De Angelis su Huffpost 

Attenzione, perché anche un seminario a porte chiuse, come una volta, può essere la notizia. In questo caso la notizia è l’innesco di un percorso di ricomposizione a sinistra. Non immediato. Ma qualcosa sta cambiando. Il seminario, anzi i seminari in questione sono due. Il primo si svolgerà giovedì, in una saletta del Senato a piazza Capranica. Per un pomeriggio intero si parlerà del rapporto tra Stato e mercato. Per dirla sempre con un linguaggio antico, ci saranno rappresentanti delle forze sociali, Vincenzo Colla (Cgil) e Andrea Bianchi (Confindustria), intellettuali come Simone Gasperin, allievo di Mariana Mazzucato e, ovviamente, le forze politiche: Bersani, Speranza e tutto Articolo 1 si confronteranno con Andrea Orlando, Provenzano, Delrio, Martella, Misiani. Invitata anche tutta la sinistra. Il 13 febbraio, altro seminario sul tema del partito e della democrazia, dove per il Pd interverranno Bettini, Franceschini, Guerini e Martina.

È la prima volta, dai tempi della scissione, che a dei seminari promossi da Articolo 1 (l’organizzatore è Alfredo D’Attore) intervengono così in massa e così ad alto livello quelli del Pd per una riflessione comune. Questi i fatti. E non sono banali, per chi ha memoria del clima di infernale avversione ai tempi di Renzi. E poi del clima di prudente cordialità, ai tempi in cui Renzi era ancora nel Pd. Chiariamo subito: questo non significa che è imminente “un ritorno a casa” di chi andò via rompendo col Pd, allora diventato il Pdr (partito di Renzi). Esce Renzi e rientra Bersani: così proprio non funziona. E, messa così, anche il segretario del Pd, unica forza del centrosinistra ad avere una consistenza nazionale, è tiepido per l’effetto vintage che produrrebbe. Però è altrettanto evidente, che una riflessione su alcuni nodi di fondo di cultura politica serve a verificare e ad agevolare un percorso unitario su basi nuove. La rottura, ai tempi, si consumò proprio sulla mutazione genetica del Pd, oltre che sulla leadership: l’impianto liberista del renzismo (vai alla voce jobs act), sul rapporto tra Stato e mercato e sulla questione democratica (ricordate quando Speranza si dimise sull’Italicum?).

Ecco, adesso il “nuovo Pd” di Nicola Zingaretti ha prodotto un naturale cambio di paradigma, essendo il segretario del Pd un uomo della sinistra: sull’Ilva si discute di un maggiore ruolo dello Stato; sulle Autostrade, per la prima volta, la De Micheli ha aperto alla revoca della concessione ai Benetton, il clima con i sindacati è cambiato ed è cambiato l’approccio alla legge elettorale di un partito che, fino a qualche tempo fa, era arroccato su un’ipotesi ultra-maggioritaria e ora parla di proporzionale. Insomma, per dirla con una espressione abusata, ciò che unisce è oggettivamente più di ciò che divide.

Dove porta questa storia? Se fosse solo ricomposizione di ceto politico, dicevamo, sarebbe ben poca cosa, un po’ come rimettere assieme i cocci con la colla. Se il confronto invece fa parte di una più articolata operazione che consente di cogliere lo zeitgeist, allora è altro discorso. Non è un mistero: Speranza parla con Orlando, Franceschini, tra i più favorevoli alla ricomposizione, con Bersani, Bettini immagina un grande e largo rimescolìo su basi nuove. Zingaretti, diciamo così, al momento ha altri pensieri per la testa. Tutto dipende da quando si farà il congresso del Pd, dai suoi modi, dalle sue forme, da quanto sarà costituente, da quanti mondi nuovi attrarrà. Nel grande rimescolo su basi nuove ci sta che si riunisce anche l’antica famiglia.