L’ UNIVERSO SENZA CENTRO, INFINITO E INFINITAMENTE POPOLATO.
GIORDANO BRUNO E LA SUA COSMOLOGIA.
Giordano Bruno ha influito profondamente sulla filosofia moderna e occupa un luogo importante nella storia del pensiero. Bruno ha il potere di entusiasmare e spesso pensa per immagini, il mondo delle immagini è per lui come l’ altro pensare. Ha appreso l’ opera di Nicola Da Cusa e va ben oltre.
Mentre il Cardinale si limita a enunciare l’ impossibilità di assegnare limiti al mondo, Giordano Bruno afferma con entusiasmo la sua infinità.
“C’è un unico spazio generale, una unica vasta immensità e in essa vi sono innumerevoli globi come questo in cui viviamo; dichiaro che questo spazio è infinito, dato che né la ragione né la percezione dei sensi e la Natura gli assegnano limiti. Né c’è ragione che ostacoli l’ esistenza di altri mondi.
Ci sono innumerevoli corpi come la nostra Terra, il nostro Sole e altri soli, e tutti girano intorno ai propri centri. E la Terra non sta nel centro più di quanto lo siano gli altri mondi e tutti si possono considerare centri. Cosicché, la Terra non è il centro dell’ Universo, ma è solo centrale rispetto al nostro spazio che ci circonda.”
Il Dio di Bruno si esplica e si automanifesta in un mondo infinito, infinitamente esteso e ricco. ” Così si magnifica l’ eccellenza di Dio e si rende manifesta l’ immensità del suo Regno. Non si rende gloria in uno, ma in innumerevoli Soli, non in una unica Terra, ma in una infinità di mondi.”
Se Nicola Da Cusa affermava soddisfatto l’ elevazione della Terra al rango delle stelle nobili, Bruno annuncia la scomparsa delle antiche sfere che ci separavano dagli ampli spazi aperti e degli inesauribili tesori di un Universo sempre cambiante. Mentre Da Cusa dice che l’ Universo non è immutabile, Bruno aggiunge che il cambiamento e il movimento sono segni di perfezione e non di carenza. Un Universo immutabile sarebbe come un Universo morto.
” Nessun senso corporale può percepire l’ infinito. Chi negasse l’ esistenza di una cosa col pregiudizio di non percepirla dovrebbe negare allo stesso tempo la propria sostanza e il proprio essere. Corrisponde all’ intelletto giudicare. I sensi servono solo per stimolare la ragione, ma la realtà non risiede nella percezione.”
La vecchia obiezione che l’ infinito non è né comprensibile né accessibile non deve più perturbare la mente: l’ infinito è necessario ed è la prima cosa che l’ intelletto afferra. La creazione divina, per essere perfetta e degna del Creatore, deve contenere innumerevoli esseri, innumerevoli terre, innumerevoli astri e Soli.
“Perché dovremmo immaginare che il potere divino rimanga ozioso? Perché dovrebbe essere parco, invece di estendersi come Padre fecondo in una sfera infinita? “
L’ infinità dell’ Universo riporta però a una vecchia obiezione: il concetto di infinito si può applicare solo a Dio, a un Essere incorporeo puramente spirituale. Per questo, De Cusa e poi Cartesio denominavano indefiniti o interminati i loro mondi. Bruno, naturalmente, non nega la differenza tra l’ infinità di Dio e quella dell’ essere corporeo, ma si chiede: “Perché questo infinito implicito non dovrebbe riflettersi esplicito nella sua immagine, capace di contenere innumerevoli globi? Perché dovrebbe vedersi frustrata l’ infinita potenza e defraudata la possibilità di una infinità di mondi?”
La visione del mondo di Bruno è vitalista e mágica, i suoi pianeti sono esseri animati che si muovono nello spazio seguendo il piano divino.” Dio e’ in ogni filo di erba, in ogni grano di sabbia, in ogni particella dell’ aria. La Mente universale si trova in tutte le cose, e tutto ciò che esiste, materia e spirito, è Divino…… ma il progresso dell’ evoluzione è lento e pieno di ostacoli. Così come la Terra si e’ formata a poco a poco per mezzo di cataclismi, terremoti, inondazioni, eruzioni, così l’ anima umana si va perfezionando con la sofferenza e le difficoltà che deve superare. Senza sofferenza il nostro spirito rimarrebbe stazionario. Per cui, tutto quello che chiamiamo male è un bene che non possiamo capire.”
La concezione dell’ Universo di Bruno è naturalmente una visione metafisica. L’ infinità del mondo fu negata da Keplero, in primo luogo perché non ravvisava ordine e armonia nell’ Universo uniforme o informe di Bruno. Era una immensità priva di limiti e centri. In secondo luogo, l’ astronomia deve adattare le sue ipotesi a dati osservabili. La astronomia, in altre parole, per Keplero deve basarsi su quello che si vede, sulla visione ottica. E’ l’ inizio della scienza della materia; ma l’ Universo di Bruno affascina lo spirito, incurante delle percezioni dei sensi.
L’ influenza della filosofia di Bruno sui contemporanei fu limitata per la censura delle sue opere dopo il rogo, ma Cartesio, Leibniz, Gassendi, Spinoza. Goethe ne furono a conoscenza.
Ne ammiriamo ancora le vette del pensiero libero da vincoli e coercizioni. La conoscenza si costruisce con la conoscenza, anche se visionaria, e l’ Universo di Bruno è una sfida intellettuale per la certezza che lo distingue. Il suo compito di vita era gettare un seme per chi potesse raccoglierlo.
FILOTEO NICOLINI
Ispirato dagli studi storici di Alexandre Koyrè.


