Il rintocco della campana

per Gian Franco Ferraris
Fine d’anno tra estasi e transverberazione
In San Bartolomeo capita di trovarsi davanti un singolare presepe in terracotta dove a omaggiare un Gesù cresciutello c’è la Maddalena. L’inusuale raffigurazione è opera di Donato Mazzotta ed è illustrata da una riflessione di Don Ottani sul rapporto fra Gesù e le donne e, in particolare, sul carattere ‘irregolare’ della coppia costituita da Giuseppe e Maria. Le donne di Gesù sono, normalmente, invasate, prostitute, popolane non appartenenti ai gentili, adultere, come la Maddalena, dalla quale, dice il vangelo, “erano usciti sette demoni”. E’ da queste donne che Gesù trae i gesti di fede e di amore che più gradisce. E non solo perchè sono peccatrici e la loro redenzione vale doppio. Gesù rovescia con il suo scandalo il normativismo delle religioni ufficiali volto a punire con l’ostracismo sociale il protagonismo sessuale della donna. Come ad accogliere la forza tragica e sconvolgente dell’eros e della passione nella sublimazione religiosa. Indicando l’impulso vitale alla base dell’estasi. Perciò siate compassionevoli, e, come augurio, non abbiate paura di perdervi. Siete già persi.
Il rintocco della campana
Il capodanno è un rito pagano di rinascita che non mi ha mai coinvolto. Il guardare avanti lasciandosi alle spalle il passato, al caso affidato a un demoniaco falò purificatore sgomenta la mia natura conservatrice. E preservatrice, Procedere innanzi baldanzosi senza tornare indietro sui propri passi (sommo paradosso che tradisce l’anelito a una surreale stazionarietà) mi dà l’idea di buttarsi in un baratro.
Del tempo trascorso, del resto, è bene non buttare via niente, anche i dettagli apparentemente insignificanti, i particolari innocui e sommamente le cose che è bene non si ripetano. Ieri mi son chiesto, ad esempio: dove è finito Fernando Adornato detto Nando ? E che ne è stato di Pancho Pardi, di Willer Bordon, di Mariotto Segni….e tanti altre meteoritiche esistenze innovative ? Sono vivi, morti, in buona o cattiva salute, hanno discendenti, che fanno ? Perchè non appaiono più in televisione ?
Se pensiamo agli ultimi trent’anni si ha la sensazione di un continuum irrilevante, un pastone informe, un polverone. Se il pazzo di Rignano si è spinto sino all’iconoclasi e all’assassinio, l’idea della rottamazione della roba vecchia, lanciata dalla finestra come in una sorta di perenne capodanno, è stata comunque l’intonazione dell’ultimo terzo di secolo. Scomparsi i partiti della prima repubblica, che avevano un intenso rapporto col passato e persino il trapassato, tutti i nuovi partiti sono proceduti rifiutando ogni radice storica concreta e aggrappandosi a un futuro totalmente indeterminato, cioè al futuro per sè, oppure a un passato totalmente reinventato….partiti futuristi e/o fantasisti…fantapolitici e d’invenzione archeologica. E sotto questo profilo Pd e 5S, ma anche la Forza Italia delle origini (tutti neo-partiti futuristi mentre la Lega è piuttosto assimilabile a un trapassismo fantasy di tipo gotico) si assomigliano più di quanto non si pensi…..Per non parlare delle reti, dei verdi, delle alleanze democratiche, delle italie dei valori, delle cosmopolitiche e delle sette personali senz’altra denominazione come certe chiese americane…. Una situazione del tutto anomala, quale non si riscontra in nessun altro paese, se non, forse, nelle ex democrazie popolari. Un trentennio di rottamazione e di ininterrotta volontà d’ignoranza e svellimento che si è risolta in due necessarie conseguenze. Che tempo un attimo si è persa memoria degli ‘innovatori’, e giustamente essendo che l’appuntamento con loro è consegnato nel buco nero della futura dimenticanza. E che l’unica forza dotata di una memoria è quella che si ispira (neanche sotto traccia) al fascismo: cioè a un’epoca nella quale era stata divelta ogni altra memoria politica. Ci sta.
I grandi partiti di massa, specie quelli social-comunisti, erano letteralmente conficcati nel passato. Al punto che anche il presente appena trascorso entrava nella storia. Il futuro essendo consegnato all’utopia di una diversa società che però riconduceva l’uomo alla sua origine attraverso una lunga marcia. Perciò letteralmente ‘rivoluzionari’. Nulla doveva andare dimenticato. I funerali erano il trait de union di una simbolica maieutica nella quale le masse dei vivi entravano in comunione con i defunti. I quali erano trattati non come morti, ma come caduti, compagni d’arme che entravano nel regno eroico e immortale della lotta per l’emancipazione. E dai quali si prendeva la bandiera. Andando avanti usando la loro memoria come propulsione. Questo spirito processionale della vita come lotta per la salvezza collettiva, in una liturgia intimamente barocca e tridentina, alitava nel fondo di ogni manifestazione di massa. Dalle più grandi e gravide di spirito tragico alle più intime e raccolte. Come nelle sezioni. Che erano intitolate ai caduti le cui effigi affettuose campeggiavano nelle sale riunioni, e che erano use ossequiare in modo solenne ogni iscritto trapassato, quale fosse il motivo, nella cerchia dei caduti. Di ognuno, anche il più semplice, si aveva cura di rammemorare la vita, le opere, le virtù. La vita quotidiana stessa sublimata nella narrazione comunitaria. Vero modo d’essere dei comunisti.
Sventurato chi è dovuto andarsene nel grigio interregno tra una transizione politica e l’altra, coi luoghi di culto disabitati e le cellule dell’infrastruttura organizzativa abbandonate alla rovina. Senza una comunità che ne accompagnasse il feretro e ne raccogliesse il messaggio. Solo funerali privati, e adesso, col covid, neanche quelli.
Qualche giorno fa si deve al compagno Gardenghi d’aver ricordato Sergio Martelli, già ultimo segretario provinciale dei Pionieri (il mio segretario, giacchè anch’io fui Pioniere) e fra i primi segretari dell’Arci, dopo essere stato anche il mio segretario della Fgci. Un uomo mite e gentile, un ‘quadro’ della prima generazione politica post-bellica, nei ’50-’60. Quella del Luglio ’60 e della Baia dei Porci. I giovani operai con le magliette a striscie. Mi viene in mente la Bologna operaia di quei tempi, i quartieri, il circolo arci Guernica di fianco alla sezione di fabbrica della Weber. E il circolo Flora annesso alla sezione Bastia, la Pelloni, la Magnani e la sala risanamento, assieme al Malcantone. Toponimi andati perduti. Un mito gentile. Un’epopea.
Nella lunga latenza dell’abbandono solo l’Anpi ha funzionato come camera ardente della memoria, sicchè mio padre, quasi ultimo, ha potuto godere dell’apoteosi mitico funeraria. Ma adesso che i partigiani sono tutti dipartiti, solo Articolo Uno, a pensarci, potrebbe fungere da agenzia funeraria. Non è una diminutio beffarda, ma un’esigenza necessaria (e per la nostra immeritevole generazione persino compassionevole). Ultimo scampolo mnemonico della storia del comunismo italiano.
Mi rendo conto in questo capodanno del 2 Gennaio d’aver celebrato il 2 Novembre. Siccome sono mesto m’è venuta così. Nessun adrenalitico augurio. Ma un funereo dibattito. Discorrere sullo scorrere del tempo. Impossibilitata la ‘casa di cura’, una tanatologica ‘camera verde’. Come nel grande film di Truffaut. Mi tocco, toccatevi, idealmente tocchiamoci. Ricordiamoci. Vogliamoci bene.
Babelezon bookstore leggi che ti passa

Articoli correlati

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.