I  BENEFICI  DELL’OBLIO

per Filoteo Nicolini

I  BENEFICI  DELL’OBLIO

Quando scrivo di episodi del mio passato, ne viene fuori meno di una paginetta, sono ricordi molto sbiaditi, solo alcuni con uno sforzo si ripresentano, pur sempre pallidi, occasionali, qualche immagine, qualche debole impressione, una esperienza lontana nel tempo. Mi sento povero di ricordi, eppure sono stato tanto attivo.

La parola oblio evoca momenti poco felici, di disappunto, di inquietudine per il fatto che tale immagine, tale impressione sia svanita dalla memoria.

Ci viene in aiuto l’indagine antroposofica per il nesso tra il corpo eterico e il ricordo. La memoria e  l’oblio hanno nesso col corpo eterico-vitale. Si pone dunque la domanda: ha un senso l’oblio, quel dimenticare cose e fatti, oppure dobbiamo caratterizzare come un difetto dell’anima quella incapacità di avere presente ogni cosa ad ogni momento?

Le esperienze tra corpo eterico ed l’Io plasmano quel componente dell’anima che forma e conserva le esperienze, altrimenti transitorie e caotiche del mondo, mediante rappresentazioni, ricordi e pensieri. Questi si mutano in abitudini, passioni e temperamenti. È la nostra anima razionale e dell’indole.

Quindi, oltre alla componente eterica impiegata ai fini della vita dell’organismo, c’è un’altra parte che si presenta libera e plasmabile. La impieghiamo costantemente quando attraverso l’educazione e le esperienze nell’intercambio col mondo apportiamo contenuti che essa va elaborando incessantemente.

Vediamo le differenze tra la pianta e l’essere umano. Se piantiamo un seme nella terra, da questo seme nascerà dopo un tempo una pianta. Si può dire che la natura del seme determina la forma che la pianta crescendo assumerà. È vero che il giardiniere può intervenire a perfezionare e a trasformare quel risultato, ma ciò è accessorio rispetto al fatto che dal seme crescerà una specifica pianta.

È così anche nell’essere umano? In parte sì: anche noi entro certi limiti siamo condizionati nella nostra evoluzione dai legami di sangue. Ma ciò non va oltre un certo limite, perchè se fossimo chiusi nei limiti di un dato sviluppo non esisterebbe nulla di simile all’educazione, allo sviluppo di facoltà spirituali, e quindi all’evoluzione dell’Umanità. Le piante cioè non possiamo educarle, mentre possiamo educare l’essere umano, possiamo trasmettergli qualcosa. La memoria  è ciò che stabilisce la continuità di quel contenuto che ieri è penetrato ed oggi viene riportato all’attenzione per essere ulteriormente elaborato con altri contenuti, e così via.

Quindi custodiamo in noi la componente libera, mediante la quale possiamo assimilare contenuti. Questa componente libera è in fin dei conti alla base dell’evoluzione dell’Umanità.

Ora, sarebbe strano che tutto quello che ha lasciato una impressione in noi da quando eravamo bambini si presentasse continuamente alla coscienza ogni giorno. Durante la vita noi dimentichiamo una infinità di cose, non solo quelle dell’infanzia, ma anche quelle di un anno fa, e forse anche impressioni di ieri.

Ma che qualcosa sia svanita dalla memoria non significa che sia scomparsa del tutto dalla nostra individualità. C’è una profonda differenza tra una immagine di cui abbiamo attualmente il ricordo e questa medesima immagine una volta svanita dalla memoria. Prendiamo appunto una rappresentazione che ci siamo formati e che vive attualmente nella coscienza. Poi, osserviamo come essa poco a poco svanisca. Eppure, essa è ancora presente nella nostra anima. A fare che? Ad essere assimilata, a svolgere un lavoro in quella parte libera a partire da quando cade nell’oblio. Nella componente libera c’è un fare continuo prodotto da ciò che dimentichiamo. È l’assimilazione di quanto caduto nell’oblio che ci fa evolvere.

Per esempio, non ricordo più quei momenti quando appresi a leggere e a scrivere da bambino. Eppure, quella assimilazione passata ormai nel dimenticatoio ha germogliato tanto nella mia vita!!

Fin quando una rappresentazione rimane viva nella memoria, essa è riferita ad un oggetto. La rappresentazione resta vincolata all’oggetto esterno e la propria forza interiore deve indirizzarla a tale oggetto. Nel momento in cui viene dimenticata, è interiormente svincolata e può sviluppare delle forze germinali nell’anima.

Con le impressioni  trattenute stabilmente nella coscienza, può succedere che la componente che si alimenta dei ricordi dimenticati finirà per averne una quantità troppo esigua e quindi invece di essere fattore di sviluppo lo ostacola. Per esempio, è sempre dannoso quando di notte non si riesce in alcun modo a rimuovere dalla coscienza una preoccupazione o un dissapore. Se si riuscisse a dimenticarle, si trasformerebbero in benefici per il corpo eterico. Il fatto di non riuscire a dimenticare qualcosa è dannoso per la salute interiore.

Quando serbiamo rancore, la salute ne soffre. Quella rappresentazione che invece riusciamo a dimenticare diviene un balsamo salutare per l’anima e il corpo.  Se qualcuno ci ha offeso e noi torniamo a rinvangare più e più volte l’impressione ricevuta, riferiamo l’immagine del male subito a quella persona, la lasciamo fluire all’esterno. Ma immaginiamo di esserci decisi a perdonare e dimenticare come se non fosse successo nulla, ecco, questo sarebbe un atteggiamento veramente salutare. Questi sono fatti che ci fanno capire la benedizione dell’oblio in un senso ancora maggiore.

Nella difficoltà di modificare le abitudini vediamo anche l’enorme lavoro che fa il corpo eterico per conservarne le rappresentazioni a scapito di nuove esperienze e nuovi arricchimenti. Una persona di temperamento malinconico non riesce a disfarsi di determinate rappresentazioni e continua a rimuginarle, e ciò sarà nocivo per la sua salute. Invece, in un temperamento sanguigno o flemmatico le immagini tendono a svanire. Pure, rappresentazioni troppo superficiali e vaghe possono inaridirci dall’altro lato.

L’oblio quindi non è un semplice difetto ma qualcosa di benefico. Se sviluppassimo solo la memoria al massimo grado avremmo un carico maggiore nel  corpo eterico e quindi la sua capacità di evolversi sarebbe come inaridita. La nostra possibilità di sviluppo la dobbiamo all’oblio.

Da qui si possono prendere le mosse per comprendere come il perdono e il dimenticare attivo siano delle forze di evoluzione straordinarie, siano essi individuali o praticati in collettività. Ad un altro studio.

FILOTEO NICOLINI

Immagine: Sorgere del Sole, R. Steiner

 

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