Fonte: La Stampa
Addio a Björn Andrésen, il Tadzio di “Morte a Venezia”. La vita d’inferno del “più bello del mondo”
Quando gli ho chiesto cosa ci fosse nel suo sguardo, Björn mi ha detto: una gran rabbia». Il ragazzo più bello del mondo, Björn Andrésen, attore e musicista svedese noto per il suo ruolo di Tadzio in “Morte a Venezia” di Luchino Visconti del 1971, è morto sabato. Lo annuncia Kristian Petri, co-regista di “The Most Beautiful Boy in the World”, un documentario del 2021 dedicato all’attore. La definizione di più bello del mondo, datagli dal regista, è stata per lui una maledizione. «Mi sentivo come un animale esotico in gabbia», dichiarò al Guardian nel 2003. Nel film, adattamento dell’omonimo romanzo del 1912 di Thomas Mann, Andresen dava il volto al bellissimo ragazzo, di cui il professor Aschenbach, interpretato da Dirk Bogarde, si innamora, diventando un simbolo della bellezza effimera e del passaggio implacabile del tempo: non a caso nel libro, e nel film, non pronuncia nemmeno una parola. L’effetto di quella popolarità planetaria fu deleterio: Andrésen andò in Giappone, dove fu addirittura drogato per realizzare video, spot e persino un disco, ispirando tra l’altro l’autrice di manga Riyoko Ikeda per il volto di Lady Oscar.


Nato a Stoccolma nel 1955, Andrésen voleva fare il musicista, a spingerlo a fare il provino con Visconti fu la nonna, con cui viveva dopo il suicidio della madre quando aveva 10 anni. Tormentato dai demoni della morte della persona che amava di più e travolto dalla fama, Andrésen è sprofondato nella dipendenza dall’alcol e attraversato vita e carriera tra alti e bassi, compresa la tragedia della perdita di uno dei due figli; riducendosi a vivere in un appartamento sporco e disordinato sotto minaccia di sfratto. Il suo ultimo ruolo in «Midsommar – Il Villaggio dei dannati» del 2019, horror di Ari Aster.
«Quando abbiamo girato alcune scene del documentario in quello che oggi rimane dello splendido Hotel des Bains di Morte a Venezia – dice Petri – Björn si è guardato intorno e poi ridendo mi ha detto: questo posto è un relitto, proprio come me».


