LETTERATURA E REALTÀ. FERNANDO PESSOA E OLGA OROZCO
” La letteratura, che è l’ arte sposata col pensiero e la realizzazione senza macchia della realtà, mi pare essere il fine al quale dovrebbe tendere lo sforzo umano, se fosse veramente umano e non una cosa superflua dell’ animale. Credo che dire una cosa è conservarle la virtù e toglierle il terrore. I campi sono più verdi nel Dire che nel loro verdore. I fiori, se fossero descritti da frasi nell’ aria dell’ immaginazione, avranno colori che la vita cellulare non permette.
Muoversi è vivere, dire è vivere al di sopra. Non c’è nulla di reale nella vita che non lo sia perché lo si descrisse bene. I critici sono soliti segnalare che tal poema, lungamente ritmato, alla fine non vuol dire altro che la giornata è buona. Ma dire che la giornata è buona è difficile, e la stessa giornata buona passa. Dobbiamo quindi conservare la buona giornata in una memoria florida e prolissa. E così costellare di nuovi fiori o di nuovi astri, o i campi o i cieli, dall’ esteriorità vuota e passeggera. Tutto quello che siamo, e tutto sarà per quelli che ci seguiranno nella diversità di tempo, conforme lo avremo noi immaginato. Come lo saremo stati con l’ immaginazione messa nel corpo. Il romanziere siamo tutti noi quando vediamo, perché vedere è complesso come tutto.”
Sono frasi di Fernando Pessoa.
È interessante come la porta argentina Olga Orozco (1920-1999) affermi idee simili parlando della creazione poetica.” Il poeta sceglie la sua espressione, la parola come elemento di conversione simbolica di questo universo imperfetto. L’idea che il nome e l’ essenza si corrispondano, che il nome non solo indichi ma è l’essere stesso che contiene dentro di sé la forza dell’essere, è il punto di partenza della creazione del mondo e della creazione poetica. La poesia è un atto di fede,una critica alla vita, una controversia con la realtà, una risposta di fronte alla carenza dell’ essere umano nel mondo, un tentativo di riunire sforzi che si oppongano in questo universo retto dalla distanza e il tempo. Separato dalla Divinità, l’ individuo sente la contraddizione, vuole essere altro e tutti senza smettere di essere lui, non invadendo ma condividendo. Questo sentimento di separazione e l’ anelito di unità si convertono in fusione totale nell’ esperienza religiosa, o nell’ atto di amore, o nella creazione poetica.
Nell’ imminenza creatrice, la parola ignorata che condensa la luce e che giace sepolta nel fondo di ciascuno di noi come domanda che conduce a tutte le risposte, comincia a essere pronunciata come balbettio. La parola, unica arma del poeta, assume il potere di cui dispone per trasmutare nell’ oggetto. Il poeta ha cercato di trascendere, di risalire la notte della caduta, fino a raggiungere uno stato simile a quello quando era uno con la Divinità, annessando altri cieli e altre terre.”
DIRE È UNA GRANDE RESPONSABILITÀ.!!!


