Grazie Grecia, grazie, non mollare

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Gustavo Piga
Fonte: Gustavo Piga
Url fonte: http://www.gustavopiga.it/

Gustavo Piga – 28 febbraio 2015

Si fa fatica a vedere cosa è cambiato in Grecia ed in Europa dopo la trattativa serrata sul futuro della politica economica ellenica. O meglio, si fa fatica a trovare un accordo su chi ha vinto e chi ha perso.

Per un motivo molto semplice: molto è stato rinviato, di qualche mese, a seguito dell’approvazione (compresa quella del Parlamento tedesco) di estendere i prestiti alla Grecia per ancora quattro mesi, a fronte di una sostanziale ambiguità sugli impegni presi dal nuovo governo greco quanto a riforme, austerità e debito.

Si fa fatica anche a capire in base a cosa dovremmo giudicare il successo o meno di Tsipras. Se in base al programma economico pre-elettorale di Salonicco ed alle promesse ivi contenute (nel qual caso il giudizio sarebbe evidentemente negativo) o a quanto ottenuto rispetto a quello che avrebbe portato a casa il precedente governo.

Io propendo per il secondo metro di giudizio semplicemente perché da sempre Tsipras e Varoufakis avevano indicato (con grande pragmatismo) come non si aspettavano certo di vedere tutto quanto da loro promesso riconosciuto al tavolo delle negoziazioni europee.

Ma anche se fosse così, cosa sappiamo? Poco.

Sull’austerità, che ha un vantaggio in termini informativi, ovvero che è misurabile oggettivamente, potremo dire qualcosa in più tra qualche mese sulla base del cambiamento delle stime, ad esempio quelle della Commissione europea,  sul deficit complessivo e sull’avanzo primario stimato per il 2015 (e, in minore misura, per il 2016). L’impressione di molti è che non tutto l’avanzo primario che avremmo avuto con la precedente amministrazione greca si materializzerà. Un piccolo sollievo che alleggerirà l’economia greca dalle grinfie della recessione assieme all’occupazione e con forse qualche riduzione della povertà, specie se le risorse addizionali che si libereranno saranno mirate specificatamente ai più bisognosi. E’ anche vero che in termini di spesa pubblica la promessa (contenuta nella lettera di Varoufakis all’euro gruppo) di spendere per stipendi pubblici complessivamente lo stesso ammontare dell’anno scorso ma aumentando gli stipendi ad alcuni (i più meritevoli ed i più bisognosi) togliendo ad altri (là dove si spreca) sembra non contenere nulla di nuovo rispetto al programma della Troika (dove dopo tagli drastici fino al 2013 questa spesa si fermava nel suo declino), ben lontano da quanto affermato in campagna elettorale e quanto fosse lecito aspettarsi. Ma anche qui, il dato tra qualche mese dirà più e meglio.

Sul debito, e la sua eventuale rinegoziazione in termini di tassi legati all’andamento dell’economia come proposto intelligentemente da Varoufakis, dobbiamo aspettare la fine dei quattro mesi. Tutto è ancora aperto. Varoufakis ha definito l’accordo con l’Europa “una foglia di fico” per portare alla sua conclusione l’euro gruppo senza la riduzione del debito, un accordo dal frasario “deliberatamente” vago così da ottenere l’approvazione dei vari parlamenti europei: una vaghezza, ha detto, di cui siamo “orgogliosi” e addirittura “suggerita dai creditori UE” (i governi dei Paesi membri) altrimenti non ci sarebbe stata l’approvazione .

http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite2_1_27/02/2015_547715

E’ sulle riforme che possiamo rimarcare il maggiore passo avanti. Di duplice natura. Innanzitutto formale: il documento è stato scritto dalla Grecia e non più dalla Troika, un risultato importantissimo anche simbolicamente. Una restaurazione (minimale o meno potremo discutere per ore) di democrazia che ad alcuni sembra normale e dovuta, e forse hanno ragione, ma che sancisce la fine dell’anomalia europea della dittatura della Troika. I simboli sono importanti e la vittoria della Grecia su questo non può essere liquidata come “fuffa”: era una precondizione per la salvezza dell’Europa dell’euro, non sufficiente ma necessaria, affinché si possa un giorno – se altri passi seguiranno – convintamente argomentare che il progetto europeo è un progetto democratico.

Ma i cambiamenti ci sono anche nella sostanza: effettivamente il tono e gli impegni sottoscritti da Varoufakis sono più leggeri e vaghi (tanto da avere ricevuto le critiche del FMI, della BCE, dei tedeschi) e con un’enfasi maggiore verso la solidarietà verso i più deboli di quelli contenuti nei vari documenti della Troika.

Resta una certezza: lo spread è sceso. C’è chi dirà che è sceso perché la Grecia è capitolata, dimostrando che l’euro non è un accordo di cambio ma una vera moneta unica, e chi dirà che è sceso perché la Grecia ha cambiato l’Europa cominciando a farle abbozzare quel disegno più solidale che in questo blog abbiamo sempre argomentato essere l’unica soluzione capace di tenere unito il Continente in un progetto di crescita, opportunità e pace in un mondo globalizzato, simbolicamente uniti dalla stessa valuta.

Sbaglierebbero entrambi. C’è chi si trastulla da giorni su giornali e social media col gioco di chi ha vinto e chi ha perso. Ma la logica della sfida europea si può comprendere solo se la smettiamo di parlare di vincitori e vinti, e cominciamo ad adottare quella logica che appare, vincente, nell’ultima scena del famoso film War games.

Se c’è un modo per far giocare l’Europa contro se stessa è questa crisi greca. Tutto sta nella velocità dell’Europa di apprendere quanto masochista sia questo gioco europeo e quanto la sola soluzione sia uscirne insieme. Il mio ottimismo cresce, e forse per questo lo spread scende. Grazie Grecia, grazie. Non mollare.

firma la petizione a sostegno del popolo greco per l’Europa della dignità e della solidarietà

 

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