La caduta di Conte è roba reazionaria. Altro che teoria del complotto

per Gabriella
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
La caduta di Conte è roba reazionaria. Altro che teoria del complotto.
“Che” Conte sia caduto sotto la spinta “rottamatrice” di Renzi è dinanzi agli occhi di tutti. “Perché” sia caduto è invece una domanda a cui gli storici dovranno rispondere, ma che sarebbe bene riuscire a capire sin d’ora, almeno in parte. L’ex premier si è dimostrato “incapace” a fare politica come dicono anche Orfini (in qualità di notaio, diciamo) e Renzi (dal basso del suo 2%), oppure una marea montante di interessi si è mossa tutta assieme per determinare la sua caduta e aprire a un esecutivo “migliore”, nel senso di più “adeguato” ai flutti di quella stessa marea? È stato un complotto, oppure una controffensiva politica “reazionaria”, tanto per usare una parola che fa capire bene il senso e la direzione che si è voluta imprimere al nuovo corso politico?
Io dico una controffensiva in pieno stile, non un complotto di incappucciati. Una controffensiva reazionaria, la cui spinta è venuta dai potentati economici affamati di Recovery (ossia di soldi pubblici mai visti così tanti assieme), dalla informazione assoldata e allineata, dalla destra smaniosa di riprendersi il potere per banchettare, dai circoli nazionali e internazionali che si dilettano in golpe “bianchi” su commissione. Coloro che sollevano la presunta esistenza di una teoria del complotto, invece, sono proprio quelli che hanno voluto la caduta di Conte e che adesso vogliono far apparire come “complottisti” coloro che lo sostenevano politicamente.
Guardate, dietro ogni teoria del complotto c’è sempre (e originariamente) una sua contro-teoria. Sono sempre i cosiddetti anti complottisti che la addebitano retoricamente ai presunti complottisti, in un gioco di specchi sfuggente ed equivoco. Perchè non c’è miglior complottista dell’anti complottista, non c’è migliore teoria del complotto di quella enunciata da chi ne addebita la paternità ad altri. È una cosa tremendamente sottile, quasi velenosa, una specie di intossicazione concettuale e di depistaggio linguistico, che fa tanto pensare allo stile dei servizi. Ma tanto, eh! Solo pensare, ovviamente, perché sennò dicono che alimento una teoria del complotto. Meglio di no, meglio chiamare invece le cose per quello che sono: reazione. La caduta di Conte è stata reazionaria. Anche per utilizzare un linguaggio più diretto e più immediato di quello torbido presente nei giri retorici dei nostri avversari.
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