La politica azzeccagarbugli e “L’informazione come un bordello”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
Il casino informativo e la politica azzeccagarbugli
Siccome i giornali borghesi (Repubblica, Corsera, Stampa, ecc.) sono diventati illeggibili, nella necessità di leggere cose mi rivolgo sempre più spesso altrove. Così gli occhi oggi sono andati su due articoli. Il primo di Lina Palmerini sul Sole, che in poche righe spiega il senso di alcune mosse politiche. Gli scopi della manovra berlusconiana sul Mes, scrive, erano due: incassare la norma su Mediaset e mettere in difficoltà il governo. Fatto! Il 9 dicembre, quando si voterà il Mes, continua la Palmerini, probabilmente la maggioranza avrà problemi di tenuta. Ed ecco il punto: ma se in quella circostanza il Governo inciampasse su premesse euroscettiche e sovraniste, davvero sarebbe un viatico per Draghi? Ossia per l’ex Presidente della BCE? Ossia per un simbolo europeista? Uhm. I rumors che si alzano di nuovo (su manovra renziana) a favore di un Governo Draghi, scrive ancora la giornalista del Sole, certificano in primo luogo un immenso attivismo sulle poltrone. Ma è davvero questa la premessa per un governo di unità nazionale? O non invece il segno di una crisi che è pronta a spazzare tutto, in primo luogo ciò che resta dei partiti? Una crisi dalla quale potrebbero emergere scenari minacciosi, altro che Draghi. Ecco, a me pare un’analisi onesta.
Ma è il secondo articolo quello che davvero mi ha fatto oscillare tra pianto e riso. È di Giuliano Ferrara, pensate un po’, e si intitola così: “L’informazione come un bordello”. Dice, in sostanza, che durante la prima ondata il bollettino delle 18 unificava i media italiani e li impegnava a scrivere le cose che contavano, senza svolazzi caleidoscopici. Successivamente, con l’allentamento estivo e in coincidenza della nuova ondata, tutto è cambiato – dice Ferrara – e tutto è entrato in un guazzabuglio, “con giornali e telegiornali a caccia di milionate di esclusive, di scoop, di giochi d’anticipo, di retroscena Covid-19, che hanno frastornato e tramortito il consumatore abituale di notizie”. Direi rappresentazione perfetta. Voi credete che Ferrara stia criticando il governo? Può darsi, e forse lo crede pure lui. Ma in realtà, a sua insaputa direi, sta dando dei media un’immagine comica e disgustosa nello stesso tempo. Perché se anche fosse che è mancato il timone quotidiano delle 18, d’altra parte è come se si dicesse che senza quel timone l’informazione diventa caciara, rumore, caos, casino senza rimedio, una specie di incubo. E perciò ricerca affannosa di “storie”, anticipazioni, scoop, profusione di chiacchiere, con una conseguente e tragica caduta di qualità (e dunque di capacità informativa). E non è una bella cosa, né per la stampa né per tutti noi lettori ormai refrattari e disincantati.
I due articoli si leggono in controluce e i riflessi che ne traiamo sono pessimi. La Palmerini, nel suo piccolo, ci prova pure a leggere in modo originale gli eventi politici e a smascherare certe manovre poltronistiche, perché tale sarebbe il rimpasto, che al più servirebbe ad accreditare la smania dei potentati sul gruzzolo europeo. Ma il suo articolo galleggia e sprofonda in un mare magnum di sciocchezze stampate e televisive, in un vero e proprio sciocchezzaio informativo dunque, che lascia davvero stupefatti. Possibile che un Paese grande come il nostro debba esprimere questi giornali, questa informazione, queste chiacchiere, questo sciocchezzaio, tale che le poche note serie e originali sono sopraffatte e tumefatte dalla caciara di cui parla Ferrara? Possibile? Gramsci chiedeva una “riforma intellettuale e morale”. Beh, sono convinto che non basterebbe nemmeno se fosse amplificata da un Marshall 400 watt, magari quello di Jimi Hendrix. Il berlusconismo (e poi il succedaneo renziano) ha talmente devastato il Paese che non sarà facile tirarlo fuori dalle secche politiche e culturali in cui beccheggia. Unico segnale positivo, unica speranza, il governo Conte, ma sempre più assediato da una vasta palude di ignominia.
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