La tentazione e il Papa
E’ interessante quello che ha detto il Papa alla Giornata delle Comunicazioni Sociali, quando non ha esitato a rievocare la Tentazione di Lucifero per riferirsi all’ intelligenza artificiale. E ha sottolineato che l’ essere umano è tentato di appropriarsi del frutto della conoscenza senza la fatica del coinvolgimento, dello sforzo e della responsabilità personale. Rinunciare al processo creativo, e cedere alla macchina le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione, significa seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere. Significa nascondere il nostro volto e silenziare la nostra voce.
Sono d’ accordo e vorrei aggiungere qualcosa collegandomi ai due studi su Goethe.
La Tentazione luciferica, tecnicamente parlando, è consistita nel fatto che l’ Io è stato illuminato prematuramente da una marcata egoità, affinché giungesse meglio e presto alla sua coscienza come singolo. Questa è la piega che ha preso il Progetto divino. L’ Io da allora e’ rimasto avviluppato nel pensare, sentire e volere, e la sua anima non è mai separata da sensazioni, emozioni, brame. E’ ben difficile trovare nella coscienza una condizione in cui siamo solamente nel nostro Io, indipendentemente dal nostro pensare, volere e sentire. Afferrare il puro pensiero dell’ Io prescindendo da pensare, sentire e volere sarebbe il nostro compito. E’ facile purtroppo cadere nell’ errore di ritenere che il nostro Io equivale al nostro corpo così come lo vediamo allo specchio.
Dalla Tentazione e’ cominciata la discesa. Come corollario, e qui mi ricollego a quanto accennavo, siamo pervasi da quella superbia della ragione che si percepisce quando vogliamo comprendere tutto, subito e senza indugi, mentre invece dobbiamo renderci maturi.
La conoscenza umana infatti può e deve svilupparsi, ma la ragione in quanto tale è limitata, confinata come e’ al cervello fisico.
La via della conoscenza in cambio significa trasformazione interiore, alla stregua del cammino indicato da Goethe; ogni conoscenza trasforma colui che conosce, è un cosciente arricchimento perché su questo cammino diventiamo altri. La via dì risalita è fatta da paziente autodisciplina per riappropriarsi delle facoltà di meraviglia, venerazione, armonia col mondo, paziente attesa nella maturazione.
E qui cominciano le dolenti note, le persone si difendono, hanno timore, si mascherano, con la pigrizia di chi vorrebbe comprendere ma rimanere quello che è. E allora non si bada più all’ attività di pensare, all’ essere presenti interiormente, per abbandonarsi invece agli avvenimenti che si susseguono nella vita quotidiana, e si lascia correre il pensare.
Con tale passività si immobilizza il pensare, si limita, sì etichetta. Questo porta a cadaveri della conoscenza e del pensiero. Non si questiona più il pensare.
L’ intelligenza artificiale rappresenta un formidabile alleato disponibile per intraprendere un’ulteriore discesa nel pensiero che si atrofizza e nella volontà che delega. Già il nostro pensiero non penetra nella realtà, con l’ intelligenza artificiale si aggiunge un’ulteriore illusione che libera dagli impacci della responsabilità individuale.
FILOTEO NICOLINI
IMMAGINE: HENRI ROUSSEAU
EVA RICEVE LA MELA


