Fonte: facebook
di Giacomo Bottos – 8 maggio 2018
Il vero problema è la formazione della volontà politica. Non è una questione in primo luogo istituzionale. Naturalmente le leggi elettorali contribuiscono, ma il vero elemento di fondo è che le forze politiche non sono in grado di svolgere il compito a cui sono chiamate e che la Costituzione assegna loro: tradurre spinte, istanze, bisogni che emergono dalla società in lingua politica, in visioni, programmi, compromessi di governo. Essere il mezzo attraverso il quale i cittadini concorrono “con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Perché?
Il problema è duplice. Da un lato una società individualistica, frammentata, disgregata, radicalmente disabituata a pensarsi e a farsi rappresentare da un discorso politico. Dall’altro una società del genere è anche una società dalla quale difficilmente emerge una classe politica di alto livello. Il che non significa in primo luogo colta o competente. Significa prima di tutto capace di questo immane lavoro di traduzione. Rappresentare non è farsi portavoce. Rappresentare è costruire dalla pluralità delle aspettative, degli interessi, delle idee, un discorso comune. La “cultura politica” è importante per questo. E la cultura politica dei partiti attuali è debole e per questo difficilmente regge compromessi, per questo rende difficile una vera autonomia. E allora le questioni politiche diventano questioni personali. E si creano rebus irrisolvibili e stalli istituzionali. Si possono certo elaborare soluzioni temporanee, correttivi istituzionali. Si devono, giustamente, cercare soluzioni. Ma il problema resta e rende la nostra democrazia (e non solo la nostra) sempre più fragile.


