Fonte: facebook
di Alfredo Morganti 22 settembre 2014
Gira un video di D’Alema su Huff Post. È un intervento al congresso PDS del 1997, che dovrebbe servire a confermare la bontà del tentativo di Renzi di estendere il licenziamento libero e senza giustificati motivi a tutti, quale ‘giusto’ riequilibrio tra garantiti e non. Andateveli a leggere bene quegli stralci di discorso. Significano ben altra cosa da quella che si suppone, e peraltro confermano che non è vero che 20 anni fa la ‘vecchia guardia’ dinanzi al precariato si girava dall’altra parte. Questo stesso intervento dimostra come proprio il tema del precariato fosse, invece, ben presente e come il partito della sinistra chiedesse di estendere la rappresentanza della sinistra anche lì, dove il liberismo globale (e quello straccione italiano) intervenivano pesantemente, rendendo le vite di molti un nulla dinanzi alle esigenze dei capitali.
Ecco cosa ha detto D’Alema: “La mobilità, la flessibilità, sono innanzitutto un dato della realtà. È il grande problema che si pone a noi di sinistra […] Dobbiamo costruire nuove e più flessibili reti di rappresentanza e di tutela. Se noi non ci mettiamo su questo terreno, rappresenteremo sempre di più soltanto un segmento del mondo del lavoro […] Dobbiamo negoziare il salario e i diritti di chi sta nel lavoro nero, nel precariato, anziché stare fuori dalle fabbriche con in mano una copia del contratto nazionale del lavoro”. Non dice che dobbiamo togliere tutele e diritti al mondo del lavoro, dice, al contrario, che “dobbiamo negoziare il salario e i diritti di chi sta nel lavoro nero, nel precariato” anziché limitarci a impugnare il contratto dei metalmeccanici. Non dice dobbiamo stracciare questo contratto, non dice che i metalmeccanici sono i ‘garantiti’ che debbono pagare il conto per estendere diritti anche ai precari. Leggete. Dice che la flessibilità è il GRANDE problema NON LA SOLUZIONE. Negoziare salario e diritti (lo dico per chi ne sa poco e, magari, fa il dirigente politico dei GD, tanto per dire) significa: LOTTARE PER OTTENERE SALARIO E DIRITTI. LOTTARE. Nel D’Alema d’antan non c’è alcuno scambio tra tutele di alcuni e un’indennità di disoccupazione per altri. Non si prende al povero per dare al povero. C’è, invece, la richiesta forte di affrontare il problema della flessibilità per estendere diritti, tutele e salario anche laddove non esistono. Il rischio, sennò, dice D’Alema è perdere rappresentanza tra i precari e disagiati. La soluzione, dice, è “costruire nuove e più flessibili reti di rappresentanza e di tutela”. Reti di rappresentanza flessibili, dunque, non l’attuale idolatria della flessibilità predicata da governo e confindustria.
Questo anche per rispondere a Orfini. O a Renzi. I quali si chiedevano dove fosse la sinistra (diciamo la ‘vecchia guardia’, che mi piace molto) quando nel mondo l’ondata liberista, il capitale finanziario, le banche d’affari, il famoso 1%, inauguravano un nuovo stile di vita. E si perdeva, così, il necessario “equilibrio tra capitale e lavoro” (Bersani ieri sul Sole 24 Ore) tutto a vantaggio del primo nella sua forma, peraltro, più immateriale. Diciamolo: il confronto tra capitale finanziario, da una parte, e politica, Stati nazionali, sinistra, sindacati, dall’altro, è stato devastante per questi ultimi, perché troppo forte il primo. La sinistra ha preso belle toppe (la terza via di Blair, per dire), ma battersi contro un’onda montante e quasi invincibile non era (è) affatto un compito semplice. Sapevatelo. Per cui, cosa vorrebbe dirci oggi Orfini, che lui è pronto a battersi a mani nude contro la Cina, Wall Street, le banche d’affari, alla faccia di D’Alema che non lo ha fatto? Ma nemmeno se lo vedo coi miei occhi. Renzi è più furbo, perché spara farneticanti accuse dai suoi super 8, ma lo sa benissimo che sta spingendo a favore dei soliti noti, facendo pagare ai padri operai e impiegati il disagio tragico dei loro figli. Per di più mettendo quegli stessi padri sindacalizzati, che lavorano da trent’anni a 1500 euro al mese, sul banco degli accusati. Dovrebbe vergognarsi. Ma a proposito, dov’erano Orfini e Renzi a quei tempi? A scuola, alla ruota della fortuna, in qualche staff?
l’articolo dell’Huff Post è qui: http://www.huffingtonpost.it/…/riforma-lavoro-dalema…


