I PARADOSSI E LE IPOCRISIE DEI GUERRAFONDAI

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Pino Coluccia

I PARADOSSI E LE IPOCRISIE DEI GUERRAFONDAI.

Coloro che sono favorevoli alla fine della guerra, sia in Ucraina sia in Palestina, intravvedendo in queste, non solo i disastri ed i crimini contro l’umanità e le immani distruzioni, i rischi di una guerra globale e finale, dicevo, questi pacifisti sono stati prima etichettati filo Putin ed adesso sono considerati filo Trump. Trump, simbolo diretto di un capitalismo si basa sui soli rapporti di forza economici e militari e sta prendendo atto che il ruolo degli USA nel mondo globale, ma anche plurale proprio per l’emergere di nuove potenze planetarie, sta cambiando e cerca di ridefinire un quadro di rapporti internazionali e interni che, secondo lui dovrebbero garantire una nuova prospettiva americana che, faccia leva sulla cosiddetta tecnocrazia e la forza della ricchezza privata. Coloro che invece continuano a sostenere la continuazione della guerra, con dentro purtroppo una parte di forze che si considerano democratiche o addirittura di sinistra, a cominciare da Mattarella, seguito dai vari Prodi, Gentiloni ecc., con le sue esternazioni da vecchia propaganda anticomunista, pensano che quella della guerra totale dell’Occidente contro il resto del mondo, oggi contro la Russia, poi la Palestina e poi ancora la Cina, sia la prospettiva nuova sulla quale costruire il futuro. Se l’Europa, ormai orfana dell’ombrello USA, vuole pensare ad un futuro di sviluppo e di pace deve cambiare rotta e per cambiare rotta deve liberarsi delle attuali classi dirigenti e politiche che l’hanno condotta in questa situazione fallimentare, divisa, in crisi economica e in preda a forze dell’estrema destra che alimentano nazionalismi, razzismi e discriminazioni. Il Manifesto di Ventotene, elaborato, alla fine della guerra di liberazione dal Nazifascismo parlava esplicitamente che per una nuova Europa si dovesse procedere verso una prospettiva Socialista e con nuove classi dirigenti e sistemi di democrazia partecipata. Sarebbe un inversione radicale rispetto all’attuale situazione, ma forse è l’unica che potrebbe ridare fiducia e speranza ad un cambiamento vero ed ad una alternativa credibile per chi vuole più giustizia sociale e libertà.

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