Fonte: La stampa
Governo: chi ci guadagna se si tira a campare?
Risulta stupefacente il dispendio di energie con cui un pezzo di centrodestra, Lega e Forza Italia soprattutto, si è attivato per picconare la manovra economica. Stupefacente per la modestia dei provvedimenti contestati, un contributo straordinario delle banche che non ucciderà nessuno e un piccolo aumento delle tasse sugli affitti a breve termine. Stupefacente, anche, per l’evidente contraddizione tra la quotidiana esaltazione della coesione, durata, solidità della maggioranza e la renitenza dei suoi leader ad adeguarsi alla linea concordata in Consiglio dei ministri e nelle riunioni preparatorie.
Resta il problema del giudizio complessivo del Paese, e specialmente dell’elettorato di centrodestra. La prima manovra di Meloni ebbe l’alibi della ristrettezza dei tempi, fu messa a punto da un governo insediato da appena pochi mesi: il popolo sovranista e conservatore perdonò la scarsità delle ambizioni. La seconda, a fine 2024, passò quasi inosservata nel mondo che tifava centrodestra, galvanizzato dalla vittoria di Donald Trump e dall’aspettativa di una nuova età dell’oro per i suoi amici italiani. Ora siamo alla terza, la penultima a disposizione del governo prima del voto del 2027, fontane di latte e miele non se ne vedono, ed è immaginabile che pure i più innamorati e i più fedeli comincino a chiedersi: ma questo tirare a campare è davvero quello che vogliamo?


