Fonte: La Stampa
Massimo Cacciari: L’Europa si arrende agli Usa
Nemmeno nelle scienze della natura possiamo arguire dagli eventi presenti quelli futuri. La credenza in nessi causali assolutamente determinati è superstizione. Così illustri filosofi. E questo dà speranza, poiché se dovessimo trarre previsioni da ciò che vanno combinando le leadership del nostro Occidente potremmo trarre un solo auspicio: l’imminenza di una nuova catastrofe globale. Iniziamo da quella complicata macchina che è l’Europa. Certo, chi ne conosceva la storia non attraverso apologie di maniera sapeva bene come il suo assalto al mondo abbia tenuto in affanno il genere umano per qualche secolo. E tuttavia era realistico pensare che dopo aver regalato, frutto del proprio unico seno, all’umanità due guerre mondiali, l’Europa politicamente unita si sarebbe “convertita” definitivamente a svolgere una missione di intesa, di dialogo, di pace. Che avrebbe concepito come propria impresa quella di costruire una nuova dimensione di diritto internazionale, dando quella concretezza che mai avevano prima avuto principi di diritti umani e giustizia nella relazione tra gli Stati. Che avrebbe difeso e promosso tutti gli organismi e istituti in qualche modo impegnati in tale impresa. Ma soprattutto che avrebbe almeno dato prova di modesta lungimiranza per evitare al proprio interno altri sanguinosi conflitti, altre guerre civili. E della ancora più modesta intelligenza atta a capire che l’Europa può assumere un ruolo politico globale, essere competitiva sul piano economico e tecnologico con i grandi Imperi, soltanto risolvendo il secolare scontro con il proprio Oriente, e convincendo, da autentica alleata e non da vassallo, gli Stati Uniti che questa strategia non intende affatto porre in crisi un’amicizia consacrata col sangue di due immani catastrofi, ma all’opposto rilanciare l’immagine e il ruolo dell’intero Occidente all’interno di un mondo multipolare, dove il diritto internazionale si incarni in patti e trattati assunti nel corpo del diritto positivo dei diversi Stati.
Ancora meno lo sarà l’Europa incapace di affrontare la crisi che sconvolge il suo pilastro etico-culturale: lo Stato di diritto. In fondo, democrazia significa questo: un sistema in grado di difendere i diritti della persona, nella sua individualità, nei confronti della potenza o prepotenza degli esecutivi e dell’apparato tecnico-economico operante oltre ogni confine statuale e capace di auto-regolarsi in base alla propria unica “legge”, che è quella del profitto. Il diritto oggi minaccia di soffocare, come ha scritto Natalino Irti nel suo ultimo libro, Sguardi nel sottosuolo, tra una moltitudine indifesa, controllata e manipolata e un sistema economico-politico-militare che gli intima di tacere affermando: i limiti della mia morale sono quelli della mia potenza. Reagire a questa deriva non è anelito da anime belle, ma voler salvare, per l’Europa e l’Occidente, il proprio ruolo, il proprio avvenire e la propria stessa unità. Le parti di qualsiasi organismo si disfano e vanno in rovina ognuna per conto proprio se a esso manca un’anima.


