C’ERA UNA VOLTA IL CUORE

per Filoteo Nicolini

C’ERA UNA VOLTA IL CUORE

L’ enigma del cuore come nucleo dei sentimenti è stato nel passato tema centrale di tante anime sensibili, che ne hanno esplorato la dinamica e il fondamento del nostro essere umani. Ma è divenuto argomento fuori moda, cosa del romanticismo, liquidata come scoria dell’ educazione religiosa, tabù per tanti, cosa da signorine del secolo scorso. E poi il cuore è sempre stato recalcitrante alla comprensione razionale e le sue logiche, trovandosi sulla riva opposta. Dunque, il cuore non si presta a etichette per sua natura, sfuggente come è, eppure così reale nelle relazioni umane. Ma può essere una cosa sfuggente e reale allo stesso tempo? Segui il tuo cuore, ascolta la tua voce interiore, ci e’ stato suggerito nelle situazioni difficili. Ma raggiungere e toccare l’altro o l’altra col cuore, invece che con le mani, ci soddisfa in questa epoca così materialista?
Jung poi rinnova il mistero: i drammi più commoventi non si svolgono nei teatri, ma nei cuori umani. Quello che io sono, tutti lo possono sapere, ma il mio cuore lo possiedo solo io. Questa frase di Goethe ribadisce che siamo individui unici, ci rimanda al chi siamo, e al pericolo di essere assorbiti da noi stessi. Siamo al punto di partenza, ma almeno l’ inquietudine è sorta insieme alla domanda, e come sempre non ci sono risposte univoche. Il cuore è dunque l’ ineffabile allo stato puro. La nostra vita emozionale senza dubbio è imparentata col cuore, ci avvolge la babele sentimentale delle gioie, i dolori, le passioni, e solo la ragione in apparenza riesce a mitigarne le onde, stabilire una certa calma raffreddando e distraendo.
Quell’ ineffabile è l’ anima, senza mezzi termini.
Possiamo forse accudire alla scienza della materia per svelarne i segreti? La scienza tende ad allontanare da sé comportamenti ed emozioni, a occuparsi di ciò che avviene nel campo fisico, biologico e così via, e a ridurli a fenomeni rintracciabili nella fisiologia umana. A vederne solo le connessioni e le dipendenze fisiche. Per tanti. Il cuore non è altro che l’ oggetto principale di cui si occupa la cardiologia.
Il pensiero ha la sua base nel sistema nervoso, alla base del sentire come accennato c’è la respirazione e il sistema ritmico. Sono attività riflesse nel corpo e in esso rintracciabili, ma l’ agente è l’ anima. La scienza non riconosce l’ anima. Essa si è da tempo trasformata in tecnologia e questa ha fatto crescere a dismisura l’ artificiale. Abbiamo i farmaci di sintesi, e la tecnologia ne sforna decine nuovi al giorno, e poi l’ illuminazione artificiale, l’ inseminazione artificiale, i tessuti artificiali, l’ IA, le protesi, e anche il cuore artificiale. Ci sono farmaci per soggiogare pensieri ed emozioni influendo sulle rispettive basi fisiologiche e dunque sulla coscienza immediata.
A chi importa più il cuore?
Al cuore smarrito ci si può avvicinare per esempio con la poesia, ritrovarne le intime vibrazioni, perché il mondo che la poesia mette allo scoperto e’ attinente ai nostri stati d’animo, ma solo più illuminato e in risalto. La poesia è l’ innocenza della verità, e come un dito che ti tocca l’ anima se siamo disposti a spogliarci delle corazze. Ci priva del solido terreno del pensare comune.
Il cuore c’è ancora, si era nascosto a tanti per l’ impetuoso imporsi della narrazione scientifica. Si può ritrovare con paziente ricerca e una nuova coscienza.
FILOTEO NICOLINI
IMMAGINE: FERNAND LEGER
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