Una Traduzione contro la Tradizione
Circa 10 anni fa consultando il celeberrimo passo del Vangelo di Luca 2,14, in un Vangelo approvato dalla Chiesa cattolica lessi:
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama”.
Il secondo versetto mi suonava incredibile. Io ricordavo bene di aver sempre letto dalla mia infanzia: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”
Presi in mano immediatamente il mio vecchio EVANGELIA QUATTUOR GRAECE ET LATINE – SEI 1955.
In Lc. 2,14 lessi:
In greco: καὶ ἐπὶ γῆς εἰρήνη ἐν ἀνθρώποις εὐδοκίας. (kai epì ghes eirene en anthropois eudokìas).
In latino: et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
Il testo in latino non presentava dubbi e poteva essere tradotto in italiano soltanto con: “e in terra pace agli uomini di buona volontà”
Aprii allora il mio vecchio vocabolario di greco.
Trovai eudokìa (eudokìa): benevolenza, volontà buona, volere.
Il prefisso eu in greco, come è notorio, significa buono. (V. Evangelo dal greco Eu anghelos, Buon messaggio)
Dunque una traduzione strettissimamente letterale del passo potrebbe essere questa: e in terra pace tra gli uomini di volontà buona (o anche che vogliono il bene; o ben intenzionati). La traduzione dal greco in latino ad opera di San Girolamo, mi appariva quindi ineccepibile.
Ciò rilevato, mi risultava impossibile capire i motivi per cui i traduttori del 1997 avevano scritto: “pace in terra a coloro che egli ama”.
La traduzione corretta
San Girolamo (347- 420), era il più esperto conoscitore sia del greco che del latino del suo tempo. Per questo fu incaricato della traduzione dei Vangeli dal Papa.
In qualità di semplice ammiratore laico del passo in esame mi permetto ora di esprimere un netto dissenso dalla traduzione “moderna”.
Osservo in proposito. Le schiere degli angeli che appaiono ai pastori presso la capanna del neonato Salvatore annunciano per la prima volta il Buon messaggio (l’Evangelo, appunto) pronunciando le parole riportate nel versetto: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà” (secondo la vecchia traduzione).
Il Messaggio è rivolto agli uomini di buona volontà di tutto il mondo senza distinzione di credo, di nazionalità, di condizione sociale.
Né poteva essere altrimenti se si pensa che in quel momento nessuno era “cristiano”. Per la predicazione di Gesù si doveva attendere ancora trent’anni.
Un messaggio rivolto a tutti gli uomini senza distinzione
Nell’annuncio della Buona Novella (Eu anghelos) a tutti gli uomini, di qualsiasi nazione e condizione, sta, a quanto insegnava il Catechismo negli anni ’40 e ’50, la peculiarità del cristianesimo rispetto all’ebraismo.
L’ebraismo è una religione che vuole restare circoscritta ad un solo Popolo (il Popolo eletto di Israele).
Il “nuovo messaggio” invece si rivolge fin dall’inizio a tutti gli uomini senza distinzione.
È un messaggio che parla contemporaneamente di buona volontà e di pace. In base ad esso si deve sperare che tutti gli uomini potranno vivere in un mondo in cui regna la pace. Più precisamente, nel quale la pace sarà il frutto dell’agire conforme a buona volontà.
La buona volontà diventa così elemento centrale del Cristianesimo.
Osserviamo. “Buona volontà” e “Buona fede” sono sinonimi; anche “Buona fede” e “Fede buona” sono sinonimi.
Questa interpretazione trova una conferma in un testo di innegabile autorità per la Chiesa cattolica romana.
L’enciclica “Pacem in terris” di Papa Giovanni XXIII (1963) così conclude: “Infine per tutti gli uomini di buona volontà, destinatari anch’essi di questa nostra lettera enciclica imploriamo dal sommo Iddio salute e prosperità”.
La Comunione degli Uomini di Buona Volontà
Il Buon messaggio (Evangelo) in questa versione istituisce di per se stesso la Comunione degli uomini di buona volontà che si impegnano per realizzare la pace in tutte le regioni mondo.
Mi permetto pertanto di preferire la traduzione di San Gerolamo – accolta senza controversie per 1600 anni! – a quella dei “nuovi traduttori”.
Osservo in proposito che il Latino è ancor oggi la Lingua della Santa Sede, utilizzata per gli atti ufficiali della Chiesa.


