Elena Basile: “C’è un piano israelo-americano per il regime change in Iran e in Russia, è una guerra che dobbiamo temere”

per Gian Franco Ferraris
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Elena Basile: “C’è un piano israelo-americano per il regime change in Iran e in Russia, è una guerra che dobbiamo temere”

Il conflitto tra Usa-Israele e Iran? Certo che dobbiamo preoccuparci. È diventata subito una guerra regionale, e per l’Iran è una guerra esistenziale, esattamente come per la Russia. Qui abbiamo un piano di dominio israelo-americano e neoconservatore che vuole portare al regime change in Russia e in Iran“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di Battitori liberi, su Radio Cusano Campus, dall’ex ambasciatrice Elena Basile, che colloca l’attacco di Stati Uniti e Israele contro Teheran dentro una strategia più ampia e strutturata.
“Per l’America non direi che è una guerra esistenziale”, precisa, marcando la differenza tra la postura di Washington e quella iraniana. Per Teheran, sostiene, la posta in gioco riguarda la sopravvivenza stessa del sistema politico.
Tagliente la critica della diplomatica all’allineamento europeo: “Avete capito perché l’Europa si è subito allineata a Usa e Israele? Dove sono gli interessi europei? Perché l’Europa non riesce a prendere le distanze da un attacco contro il diritto internazionale dell’Iran e che in più colpisce i suoi interessi economici? Questa è la grande domanda che forse ci dovremmo porre”.

Sull’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, Basile prende le distanze dalla narrativa prevalente: “Francamente non sopporto questo dover sempre fare l’occhiolino alla propaganda occidentale”. Pur riconoscendo che il governo teocratico abbia imposto un sistema opprimente, soprattutto verso la parte laica e occidentalizzata della società, invita a non semplificare: “Khamenei e il governo teocratico hanno interpretato precetti religiosi, e tutto un sistema è risultato opprimente, soprattutto per quella società civile che in questi precetti non crede”.

Ma aggiunge: “Khamenei aveva anche molta popolarità in un’altra parte d’Iran. Ci sono le piazze piene di persone che hanno creduto nella guida spirituale”. Ricorda il suo ruolo durante la guerra Iran-Iraq: “Uno che è andato in guerra, durante la guerra, e noi occidentali abbiamo scatenato contro l’Iran appena c’è stata la Repubblica Islamica: lui non aveva nessun dovere di andare in guerra e ci è andato”. E insiste sulla distanza culturale: “Rappresenta un mondo diverso, religioso, che noi occidentali con la nostra modernità non possiamo capire”.

Di fronte alle manifestazioni di esultanza per la sua morte, l’ex ambasciatrice richiama un principio etico generale: “Io non riesco a dimenticare quelli che dovrebbero essere i nostri valori umanistici. Esultare per un omicidio perpetrato da due Paesi occidentali, a mio avviso, non è una cosa che dovrebbe essere compresa“. E ribadisce: “La morte, gli assassini, sono in ogni caso da biasimare, sia nelle relazioni private che nelle relazioni tra Stati – continua – Non ho gioito neanche quando ho visto il linciaggio di Muammar Gheddafi o di Saddam Hussein. Di fronte alla morte dovremmo fare tutti un passo indietro, io sto richiamando dei principi di umanità”.
Poi la domanda provocatoria: “Per caso Trump e Netanyahu non trucidano nessuno? Gli assassini e le morti meritano un passo indietro. Peraltro, hanno ammazzato anche esponenti innocenti della sua famiglia, e chissà quanti altri. Ci sono almeno 300 morti. Per non parlare delle bambine uccise in una scuola. Matteo Renzi ha detto che senza Khamenei il mondo è migliore, una dichiarazione della cui gravità evidentemente non si rende conto. Ricordo che lui è andato in Arabia Saudita su invito del mandante del delitto Khashoggi“.

Lo scenario, per Basile, non si esaurisce nel confronto diretto. “Io credo che la balcanizzazione e la sirianizzazione dell’Iran sia sicuramente un obiettivo israeliano. È da decenni che Israele vuole arrivare a questo obiettivo. Ma Israele da sola non riesce a fare niente se non ha l’America dietro“.
Richiama le standing ovation ricevute da Netanyahu al Congresso americano come prova dell’influenza della potente lobby israeliana, “che non è una lobby ebraica, ma, come dice Moni Ovadia, una lobby dove ci sono donatori cristiani e una percentuale importantissima di evangelici“, capace di incidere sui media e sulle campagne elettorali e dunque sull’establishment.
Il conflitto, conclude, si intreccia con la strategia di contenimento della Cina. “Se pensiamo al fatto che l’Iran è un alleato fondamentale della Cina e che oggi la guerra e il contenimento della Cina l’Occidente lo vuole far passare per l’energia, è chiaro che questo piano viene mutuato dai neoconservatori americani nell’ambito di una strategia complessiva”.
Ma l’escalation non è inevitabile: “Io non sono d’accordo con questa strategia, perché, come Jeffrey Sachs ed Emiliano Brancaccio, penso che si possa sfuggire alla trappola di Tucidide, al fatto che siainevitabile una guerra con la Cina”. La via d’uscita, afferma, è un’altra: “Con la diplomazia e con una regolamentazione economica”.

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