FERNANDO PESSOA E O LIVRO DO DESASSOSSEGO

per Filoteo Nicolini

FERNANDO PESSOA E O LIVRO DO DESASSOSSEGO

La parola Desassosego equivale all’ inquietudine, la tensione, il turbamento. Era certamente la perenne condizione dell’ anima dell’ autore, ma a ben vedere appartiene a chiunque che coscientemente si sia immerso una volta nei sogni, nei ricorrenti dubbi, nelle paure e i desideri. Pessoa, scrivendo attraverso il suo eteronimo Bernardo Soares, scopre e illustra certe modalità della nostra anima. O meglio, certe potenzialità. Bisogna saperle riconoscere.

C’è infatti un vento che soffia su ciascuno di noi, metaforicamente. E’ il vento che trae novità, imprevisti, paesaggi umani. Stimola percezioni e sogni ad occhi aperti.

Sogni ad occhi aperti e spaesamento sono i due aspetti prevalenti della narrazione che fa Pessoa. Il personaggio Soares conduce una vita normale, abitudinaria, ma il suo dramma trascorre in una dimensione intima. La base di tutto è la sua vita senziente, e il libro potrebbe ben definirsi il libro delle sensazioni che l’ autore prova e indaga. La vita di Bernardo Soares è minima, perché si intrattiene soprattutto con suoni e immagini. E’ un singolare eremita, che si colloca tra la socialità inevitabile del lavoro, il paesaggio umano visto e udito, e la realtà sognata perché sentita. Anche le persone che incontra diventano paesaggi, fonti di ricordi e pensieri. Dice di non distinguere, fondamentalmente, un uomo da un albero. E’ presente, ma quasi senza partecipare. Contempla, sogna, sente, e scrive magistralmente. Ma può un essere umano, spiritualmente, vivere di un modo autosufficiente, senza avere bisogno di nulla più? Privato dell’ interscambio umano, deve affidarsi all’ immaginazione e alla scrittura come autocoscienza, sognando letteralmente un convivio umano basato su sensazioni. Tutto quello che osserva, dopo averlo ben osservato, viene portato in una dimensione onirica e allora si converte in sostanza intima.

 E non è comune anche a noi quel sognare ad occhi aperti di giorno, di fronte alle percezioni, mentre continuiamo ad agire come persone razionali?? In Pessoa questa condizione è assunta coscientemente ed elaborata magistralmente.

Invenzione e immaginazione permettono a Pessoa di costruire il suo personaggio a partire da sé stesso, esagerando certi aspetti e attenuando altri. Ma lui stesso ammette che l’ autosufficienza è un cammino di fantasia e allo stesso tempo di libertà, un esperimento che rivela, attraverso il sogno, l’ inutilità del sognare. Allora, perché battere questo cammino? E’ l’ apologia dell’ inutile, che pure lo affascinava. E’ la creazione di un’altra realtà mentre rigetta quella ordinaria, comune, decadente.

Soares rivela alcuni aspetti della sua vita. Senza dover affrontare le esigenze della società o dello Stato, non ha amici né amanti, e’ l’ unico ad avere intimità con sé stesso. Vivendo, non sa di avere vita, e non gli resta che la rinuncia come modalità dell’ anima e la contemplazione estetica della vita come destino. Indifferente al divino, estraneo alla solennità del mondo, disprezzando l’umano, si abbandona alla sensazione come l’ unica realtà, e in essa si rifugia, esplorandola come se fosse un paese sconosciuto. 

Quello che scrive Soares non vuole convincere nessuno, ma e’ come chi legge ad alta voce e dà piena obiettività al piacere della lettura. Contemplando i giorni come il panorama, sognando tutto fino a saturare l’ anima, facendone appunti e versi, essi diverranno cose non conosciute prima. L’obiettivo è distrarsi e nulla più. Se scrive quello che sente è perché così attenua la febbre del sentire. Non interroga né cerca, ma fruisce della brezza e allo stesso tempo dell’ anima che gli hanno dato per poter fruire. Nel suo cuore c’ è una pace fatta di angoscia, la sua quiete e’ fatta di rassegnazione 

I sogni ad occhi aperti e lo spaesamento: sono anche nostre modalità che di tanto in tanto ci distolgono dal tedio e dalla quotidianità. Quell’inquietudine e quel turbamento sono anche nostri. Solo che in Bernardo Soares sono vissuti e studiati a fondo.

Il bambino sa che il pupazzo non è reale, e lo tratta come vero, fino a piangere quando si rompe. L’ arte del bambino non è realizzare. Benedetta questa età della vita quando si nega la realtà per giocare, prendendo per reali cose che non lo sono! Il bambino non dà più valore all’ oro che al vetro. E’ in verità, l’ oro vale di più? Lui trova oscuramente assurde le passioni, i timori degli adulti. E non sono in verità assurdi e vani i nostri timori, gli odii, e i nostri amori?  O divina intuizione infantile! Visione veritiera delle cose che invece noi vestiamo di convenzioni non più vedendole nude, che confondiamo di idee e preconcetti all solo guardarle!

 

FILOTEO NICOLINI 

 

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