Il leader

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 20 settembre 2017

Si dice tanto di Di Maio, delle primarie fasulle, e di 5stelle che non riesce a garantire procedure democratiche chiare e trasparenti. Magari sono gli stessi critici che volevano Renzi perché ci faceva vincere, perché ha la stoffa del leader, perché esprime una leadership moderna e sfrontata, e si posto con il dovuto coraggio alla testa del centrosinistra. Detto ciò, i 5stelle un leader ce l’hanno, anzi due, calcolando Grillo. Anche il centrodestra esprime una specie di diarchia tra Salvini e Berlusconi.

Il PD invece chi lo guiderà alle elezioni? Renzi, Gentiloni, Minniti? O Franceschini? No, perché la stagione renziana, quella decisionista, quella dell’Italicum, della riforma costituzionale, delle vie spicce, ‘rottamo tutti e ci penso io’, si sta arenando in una specie di palude incapace di esprimere delle certezze in termini di leadership. Anzi, che vede indebolire l’attuale senza che nessuno sappia dirgli, col dovuto garbo, #matteostaisereno. Partirono perché ritenevano di avere un generale alla testa e una colonna d’acciaio dietro, si ritrovano invece un maresciallo di giornata (con tutto il rispetto) e un partito come una specie di vascello fantasma senza rotta. Poi dicono di Pisapia.

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3 commenti

cambio1715040 21 Settembre 2017 - 13:55

Per
condurre un grande paese e 60 milioni di Cittadini fuori dalla palude,
la normalità è insufficiente: occorre l’eccellenza di cui ancora questo
paese dispone, l’eccellenza di leaders naturali.

Non quelli che solo con
l’aggresività caratteriale conquistano il potere e ne fanno scempio, ma
quelli che con la mitezza della cultura, giorno dopo giorno si
affermano nella società anche internazionale, quelli estromessi dalla
politica e dalle istituzioni, costretti nelle piazze a difendere i
valori costituzionali, come fu Rodotà, come sono Settis, Carlin Petrini,
Luca Mercalli e assimilabili.

Di Maio premier davvero è di difficile
accettazione, senza storia ne titoli, ne competenze, ne padri nobili:
spero che da Rimini esca anche un PdC esterno al M5S e altri nomi da
affiancare a Di Matteo: allora non solo sarà possibile voterlo, ma farò attiva
propaganda.

Pensare a Di Maio in un vertice a 2 col frau Merkel, forte
dei suoi 4 mandati da cancelliera, più altrettanti da parlamentare, mi
sconcerta assai.

Non smetto di adoperarmi per e di sperare in una lista
civica figlia del 4 Dicembre partecipata, sostenuta e garantita dai
promotori dei Comitati NO, Italicum e CDC.

Paolo Barbieri

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Mario Tomasucci 21 Settembre 2017 - 23:02

Vorresti paragonare la democraticità delle primarie fatte dal PD con questo aborto delle primarie dei 5*. Sei in malafede totale, la tua onestà intellettuale, diciamo così, è molto discutibile.

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Nicola Suriano 10 Ottobre 2017 - 8:47

Il problema di Renzi è stato quello di pensare di uscire vivo, dopo aver toccato: le ferie dei magistrati, posto il tetto ai compensi degli alti burocrati, varata la riforma delle Banche Popolari, ridotto i distacchi sindacali, abolire il CNEL, abolire le assemblee elettive delle provincie, tentare di abolire il Senato, ridurre le partecipate, addirittura far pagare il canone televisivo a chi non lo pagava, recuperare 16 miliardi di evasione fiscale record assoluto. Veramente temerario. Figurati se questi riformatori alle vongole gliela facevano passare liscia. Quando nel confronto all’americana con il prode costituzionalista Zagrebelski gli ha fatto fare la figura della matricola di giurisprudenza citando gli scritti del medesimo, ho pensato che si era politicamente suicidato, non l’avrebbe fatta franca. Questa gerontocrazia che affligge il paese non avrebbe tollerato un quarantenne che la metteva in mora, li’ ha conquistato il mio consenso convinto e spero di tutti quelli che hanno a cuore la sorte del Paese.

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