Il Melonellum è figlio del porcellum e di una politica in crisi

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Marco Follini
Fonte: La Stampa

Il Melonellum è figlio del porcellum e di una politica in crisi

Caro direttore, sono passati venti anni e siamo ancora lì. Nel 2006 il centrodestra di Silvio Berlusconi cambiò la legge elettorale sperando di non perdere troppo. Nel 2026 il destracentro di Giorgia Meloni cerca di cambiare la legge elettorale sperando di vincere di più. Allora si parlò di proporzionale, e così oggi. Allora si fece finta di volere le preferenze, e così oggi. Allora si votò a maggioranza, e così (quasi sicuramente) oggi. Allora si fece in modo che fossero i leader e non gli elettori a scegliere i parlamentari, e così oggi. Allora si blindarono coalizioni eterogenee e non troppo disciplinate, e così oggi. C’è una sorta di coazione a ripetere che vorrebbe suggerire forza e determinazione e invece nasconde a fatica l’istinto di prepotenza di chi ha paura soprattutto delle proprie debolezze.

Di quel lontano 2006 ricordo tutto. Le ipocrisie, i sotterfugi, le complicità, i doppi e tripli giochi. Acqua passata, se vogliamo. Ma quello che si avvertiva allora, accanto a una certa protervia, era l’estrema fragilità della costruzione che si stava mettendo in piedi. Era una classe dirigente che sentiva oscuramente di essere arrivata al capolinea. E che immaginava appunto di puntellarsi confidando nella complicità di un marchingegno nella conta dei voti che potesse supplire all’esaurirsi della spinta propulsiva degli anni precedenti. Una leadership estenuata fingeva così di rinnovarsi cercando solo di perpetuare se stessa giocando d’astuzia in nome del proprio dominio infragilito.

Berlusconi e i suoi cari di allora (Bossi, Casini, Fini, li cito in ordine rigorosamente alfabetico) ebbero dalla loro una sorta di complicità inespressa. In fondo quel marchingegno delle liste bloccate offriva a tutti i leader o sedicenti tali la confortevole possibilità di scegliersi i parlamentari uno ad uno senza quei faticosi e antichi vincoli della rappresentanza territoriale. Operazione a cui l’altra metà della politica, quella che si apprestava ad andare al governo di lì a poco, oppose una contrarietà così garbata da apparire complice. Forse perché in fondo aveva scelto di essere tale.

Ora l’operazione immaginata da Meloni appare per certi versi assai simile. C’è una sorta di filo che lega il Porcellum di allora con il Melonellum di ora. Con due differenze, però. La prima è che la premier ha dalla sua più possibilità di vincere questa parte della partita. Cosa che conferisce al suo tentativo un carattere oggettivamente più aggressivo, quasi una sorta di «all in» che stride con le nostre abitudini e tradizioni e con quel tratto di prudenza che dovremmo invece considerare come una risorsa preziosa del sistema-Paese. La seconda è che nel frattempo il logoramento del sistema della rappresentanza ha fatto fin troppi passi in avanti, come si evince dalla sempre più scarsa partecipazione al voto. Così, ci si è ormai quasi assuefatti all’evanescenza di ogni forma di legame e di delega, facendo precipitare la crisi di sistema nel suo girone più infernale. La somma di queste due ragioni, e i torti che tutti e due sottintendono, ci fa capire che si sta aprendo un conflitto sistemico ben più aspro di quelli che sin qui siamo riusciti in qualche modo a tenere a bada.

L’illusione di salvaguardare la democrazia verticalizzandola e di rispondere alla dispersione della militanza concentrando il potere in un luogo sicuro e appartato ha il fiato corto, si vede. Ma è una tentazione che va sempre di pari passo con l’acuirsi della difficoltà. Così oggi quella tentazione si ripropone con una forza d’urto ancora maggiore e un rispetto delle opinioni contrarie ancora minore. Non proprio un segno augurale, verrebbe da dire.

La fragile coesione del nostro Paese avrebbe bisogno piuttosto di una tregua, di una sospensione delle ostilità più accese. Non per recitare le stanche formulette di un bon ton che non usa più. Ma per porci una volta tanto all’altezza della crisi che la politica sta attraversando. Diversamente, chiunque vincerà finirà per trovarsi al centro di una controversia che non oppone ormai più destra e sinistra al modo di una volta. Ma oppone a questo punto quel che resta della politica e tutto il resto del Paese.

Babelezon bookstore leggi che ti passa

Articoli correlati

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.