LA PREPARAZIONE DI W. GOETHE
Per Goethe era chiaro che i limiti della conoscenza potevano essere ammessi solo da chi, di fronte al mondo sensibile, lo tratta come uno che guarda solo le forme delle lettere di una pagina stampata, e senza avere la più pallida idea di cosa significhi saper leggere, dica che quello che si nasconde dietro a quelle forme non si può sapere. La questione è del tutto diversa quando chi conosce, nello stesso atto di conoscere, si trasforma e si prepara.
Il suo atteggiamento è conforme alla sua inclinazione poetica: ogni indagine deve prendere le mosse dalla meraviglia, e partendo dalla meraviglia di fronte alla Natura vegetale, e’ come se avesse messo un seme nella terra, e quel seme eventualmente germoglierà. Altri approcci e altri punti di partenza, sarebbero stati incompatibili con la sua sensibilità. Dopo la meraviglia, lo sguardo di Goethe si radicò nel sentimento di venerazione verso il mondo. Si avvicinò all’ oggetto del suo studio con riverenza e venerazione, consapevole che ogni sguardo che si fosse allontanato dalla riverenza non avrebbe potuto penetrare nella realtà. Così facendo, nutrendo venerazione per quello a cui si avvicinava, prese le distanze dal pensiero che si inorgoglisce di sé stesso. E procedendo su questo cammino, si dedicò a maturare ulteriormente, al rendersi maturo sulla via della conoscenza, cosciente che la realtà non è raggiungibile senz’altro. Un giudizio giusto può risultare solo quando si sia raggiunto un certo grado di maturità, aspettando che il giudizio possa venire incontro, che il giudizio possa essere pronunciato dai fatti stessi che si svolgono davanti ai suoi sensi. A questo proposito, dice Goethe esplicitamente:” Non si dovrebbero veramente mai fare giudizi o ipotesi sui fenomeni esterni; i fenomeni sono le teorie, esprimono da sé le loro idee, quando ci si è resi maturi per lasciarli agire su di noi nel modo giusto “.
Questa è la posizione che Goethe prende di fronte al pensiero: farne uno strumento perché le cose possano esprimere se stesse. Significa porsi in armonia col mondo esterno.
A questo punto, il pensiero lo educa. Goethe intraprende la sua autoeducazione, per così dire, e di fronte a ogni giudizio assume una certa prudenza nel considerare vero ciò che giudica. Dobbiamo capire la differenza tra il giudicare tutto e subito, e il lasciarsi istruire dalla realtà. Goethe lascia parlare le piante, si contiene e aspetta che esse gli rivelino i loro segreti.
E aggiunge un suggerimento per chi ricerca:” Si deve ricercare e indagare quello che esiste e non quello che piace”. E’ un invito a spiritualizzare l’ intellettualità, e allo stesso tempo ci spinge a ricreare con buona volontà i risultati delle sue ricerche. L’ elemento più significativo della metamorfosi delle piante non è solo la scoperta che foglie, calice, corolla, ecc. siano organi identici. Ci arricchisce se cerchiamo di farlo rivivere in noi, ripensarlo noi stessi. Ci accorgiamo allora che è la natura della pianta stessa, tradotta in idea, la quale vive nel nostro spirito come vive nella pianta. Facendo questo, ci si impadronisce del giudizio, staccato dal corpo fisico e afferrato nel corpo eterico.
FILOTEO NICOLINI


