La profezia di D’Alema: L’Occidente è ‘malato’, la democrazia un guscio vuoto e l’Europa ‘una Rsa’
La democrazia occidentale è “malata” e rischia di trasformarsi in un “guscio vuoto” se non torna a redistribuire ricchezza e opportunità, restituendo alle persone una ragione per partecipare. È l’analisi di Massimo D’Alema, in un’intervista sul primo numero de “Il Viaggio magazine”, pubblicato dalla compagnia aerea Aeroitalia. Il mensile è diretto da Virginia Saba, giornalista e candidata nel 2018 con il Movimento 5 Stelle, ex compagna di Luigi Di Maio, autrice dell’intervista.
La compagnia aerea, di cui D’Alema è stato consulente in questi anni, ha come presidente e unico azionista Mark Bourgade, banchiere francese residente a Dubai, attualmente in causa a Londra per il controllo della società con l’ex socio Germán Efromovich, manager boliviano con cittadinanza brasiliana, colombiana e polacca ed ex presidente del Gruppo Avianca, che sostiene di essere il vero titolare delle quote. L’amministratore delegato, Gaetano Intrieri, è stato consulente dell’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, parlamentare M5S.
Aeroitalia a breve dovrebbe anche cambiare nome in Air Italy, a seguito di un contenzioso con i commissari della ex Alitalia che sostenevano come la livrea e il nome ricordassero troppo quelli della fu compagnia di bandiera.
Alla radice del fenomeno, l’ex presidente del Consiglio individua la rottura del compromesso sociale: la globalizzazione ha prodotto crescita e ridotto la povertà nel mondo, ma ha anche ampliato le disuguaglianze in Occidente. “Una piccola élite ha accumulato ricchezze senza precedenti, mentre classi medie e popolari si sono impoverite”, osserva, sottolineando come oggi potere economico e potere tecnologico tendano a coincidere, attraverso il controllo dei dati.
D’Alema legge anche in questa chiave il successo delle destre e di figure come Donald Trump, sostenute da ampi settori del lavoro dipendente: paura, insicurezza e percezione del declino alimentano nazionalismo e chiusura verso l’altro. “La paura genera razzismo e nazionalismo, sentimenti che sono, direbbe un filosofo, naturaliter di destra”. Sul piano geopolitico, l’ex premier parla apertamente di declino relativo dell’Occidente, che a fine secolo rappresenterà circa il 10% dell’umanità, diventeremo una gigantesca Rsa. In questo scenario, l’Europa rischia di “finire fuori quadro” se non resta unita, mentre la vera competizione globale sarà tra Stati Uniti e Cina. Pechino, osserva, non esporta ideologia ma chiede rispetto come grande civiltà, e la sfida con Washington dovrà necessariamente fondarsi su un equilibrio di coesistenza per evitare un conflitto distruttivo.
Forte anche il giudizio sulla guerra a Gaza, che D’Alema definisce una tragedia di fronte alla quale l’Occidente ha mostrato un’inquietante insensibilità, rischiando di difendere il proprio primato “calpestando i valori fondamentali, a partire dai diritti umani”. Sul futuro dell’Europa, l’analisi si intreccia con il tema demografico: senza immigrazione, avverte, il continente andrebbe incontro al collasso dei sistemi produttivi e di welfare. “Se l’Europa vuole sopravvivere, deve attrarre e integrare fino a 150 milioni di immigrati, non respingerli”. Quanto al suo percorso personale, D’Alema esclude un ritorno a ruoli pubblici: “A una certa età non si vanno cercando incarichi. È anche esteticamente brutto. Ho fatto tutto ciò che volevo e non ho rimpianti”. Resta, dice, la passione politica e la curiosità intellettuale, coltivate attraverso l’attività culturale e di analisi.


