Fonte: Lucia Del Grosso
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di Lucia Del Grosso – 15 febbraio 2017
Mi si chiederà: ma che ti frega della scissione del PD, dato che hai aderito ad un altro progetto politico, Sinistra Italiana?
Penso che il futuro del PD debba interessare a tutte le donne e agli uomini di sinistra, prima di tutto per l’ovvia considerazione che anche un partito che non nasce per essere un satellite, ma per affermare la sua autonomia, non può prescindere dalla dialettica tra i partiti: un conto è avere a che fare con un PD indecente, un conto è confrontarsi con una forza politica con cui è possibile sedersi ad un tavolo (con il PD di Renzi non è possibile frequentare nemmeno lo stesso quartiere).
E già questo vale un brindisi alla scissione.
Il secondo bicchiere lo dedico al sollievo dell’eliminazione dell’equivoco che ha oppresso l’intero quadro politico, privato della dialettica tra destra e sinistra, schiacciato tra una destra che fa il suo dovere di rappresentanza dell’establishment e una sinistra che lo fa ancora meglio perché non deve nemmeno fare i conti con una degna opposizione.
Un altro motivo per festeggiare è che la scissione, se sarà (ma non vedo margini per ricomporre la frattura) archivierà definitivamente il capitolo legge elettorale maggioritaria: Renzi farà filtrare qualche velina sulla stampa per confermare che quel 40% è suo, proprio suo, non del PD, intero o scisso, ma a quel punto arriverà l’ambulanza.
E finalmente i partiti torneranno ad essere riferimenti ideali, si presenteranno agli elettori con un programma che si rivolge al pezzo di Paese che si propongono di rappresentare e ci libereremo, si spera, dell’ossessione del Centro, quello che con i sistemi maggioritari destra e sinistra si propongono di conquistare scrivendo programmi fotocopia e, peggio ancora, attuandoli. Con il proporzionale ognuno parlerà ai suoi, qualcuno parlerà finalmente ai lavoratori.
E poi c’è Pisapia. Qui sparo mortaretti, trik-trak e castagnole per lo scampato pericolo di una riedizione veduta e corretta del centrosinistra. Perché io non ho mai visto due che divorziano e fanno Natale insieme. Magari prima o poi si riparlano, ma appena dopo la rottura vengono alle mani se non li separano. Ed è un po’ improbabile un Campo Largo con dentro Renzi e Bersani, Orfini e D’Alema, Carbone e Speranza: uno dei due PD è di troppo, anche se non sono sicura che Pisapia sappia quale. Svanisce anche il sogno del 40% di Pisapia. Amen.
E infine c’è Bettini, e qui celebro il tripudio con un razzo. Finalmente non vedrò più sulla home la sua pagina sponsorizzata dove chiede a Renzi di riunire lui, cioè quello del Jobs Act, ecc. ecc., proprio lui, il Campo Largo. Tanto per contribuire alla coerenza del progetto di Pisapia, che a quel punto affronterà con unità di intenti temi quali: si va avanti con i voucher o si ripristina l’art. 18? Si decide con la monetina o a morra cinese?
Speriamo di festeggiare domenica o al più presto.


