di Alfredo Morganti – 18 gennaio 2016
Le svergognate ricchezze
Il rapporto Oxfam ci ricorda in questi giorni che il patrimonio accumulato dall’1% della popolazione mondiale, i più ricchi, ha superato quello posseduto dal restante 99%. Un sorpasso che arriva persino con un anno di anticipo, con uno scarto che è cresciuto in modo spettacolare proprio in questi ultimi 12 mesi. In termini di ricchezza, i 62 supermiliardari mondiali sono ricchi quanto la metà più povera degli abitanti della Terra. Se dal 2010, sotto gli effetti della crisi, 3,6 miliardi di persone hanno subito una riduzione della ricchezza del 41%, i superricchi hanno invece registrato un incremento di 500 miliardi di dollari. È una fotografia impietosa questa, che misura perfettamente l’enorme concentrazione della ricchezza e dei patrimoni in corso, col significato di mostrare che la crisi non ha colpito tutti, semmai avvantaggiato i soliti noti. Leggevo questo dato rammentandone un altro. La Banca Mondiale, qualche giorno fa, ci raccontava che l’estrema povertà (vivere con meno di 1 dollaro e 90 cent al giorno) si starebbe riducendo: i super poveri erano 900 milioni nel 2012, sarebbero 700 milioni adesso. Non pochi comunque, se pensiamo che l’Europa è abitata da circa settecento milioni di donne e uomini.
Parrebbe, a questo punto, che il secondo dato contraddica il primo, facendo apparire dei ‘gufi’, così si esprimerebbe ‘Chi-Sai-Tu’ da Palazzo Chigi, quelli di Oxfam e dei pensatori positivi, gente che ‘sa-dire-sì’, quelli della Banca Mondiale. Provate invece a confrontare meglio i dati e vedrete che collimano perfettamente. Se i ricchissimi diventano sempre più ricchissimi, e se cala la povertà assoluta, evidentemente assistiamo a una circolazione e ridistribuzione di ricchezza non tra l’1% e il 99%, ma all’interno dello stesso 99. Tant’è vero che la metà almeno della popolazione mondiale dal 2010 ha visto la ricchezza ridursi di circa 1000 miliardi di dollari: una quota è andata a riequilibrare la megapovertà, un’altra quota ha rimpinguato invece il bottino di chi detiene, già oggi, 1.746 miliardi di dollari di ricchezza tutti per sé. Detto più in sintesi: 62 supermiliardari detengono centinaia e centinaia di miliardi di dollari, 700 milioni di persone vivono, invece, con meno di due dollari al giorno. ‘62’ sarebbe la popolazione di un comune italiano che verrebbe cancellato e accorpato a uno più popolato, 700 milioni è, al contrario, una cifra equivalente all’intera popolazione europea.
L’Italia non si smentisce. L’1%, qui da noi, detiene il 24% circa della ricchezza nazionale: una quota 39 volte superiore a quella del 20% degli italiani più poveri. Sappiamo da Oxfam, inoltre, che l’incremento di ricchezza avuto negli ultimi 15 anni è andato tutto a beneficio del 10% più ricco. È la riprova matematica che con la crisi c’è chi si arricchisce. Ora dovrebbe esser chiaro che, persistendo questo divario, la forza dei poteri pubblici si riduce in modo equivalente e proporzionale. Le risorse non vengono drenate verso i servizi e il funzionamento dello stato sociale, anzi restano accumulate laddove evasione ed elusione (vedi il caso della Apple) consentono di incamerare ricchezze senza restituire nulla o poche briciole alla società che pure ha consentito questo accumulo coi propri investimenti, il proprio sapere, le proprie energie, il proprio lavoro, la propria fatica. Un peso enorme da una parte, quasi nulla a confronto dall’altra: uno squilibrio che non produce alcun benessere equo, solidale, sociale, ma tanto potere in più, da una parte, contro tanta faticosa sopravvivenza dall’altra. Anche solo per questo, per la sfrontatezza di questi dati, dovrebbe crescere in petto il desiderio e la volontà di riequilibrare potere e risorse. È una questione di riscatto e giustizia sociale e personale, la cui soluzione anche parziale vorrebbe dire un altro mondo per tutti, non solo per gli ultimi, ma anche per chi gode oggi di cotante personali, esagerate, sovradimensionate e svergognate ricchezze.



