Autore originale del testo: Giovanna Ponti
Massimo Cacciari: “L’ indirizzo culturale e politico che emerge dai provvedimenti per la sicurezza è quanto di più arcaico, decrepito dal punto di vista culturale e reazionario nel senso tecnico del termine”
Riporto le riflessioni di Massimo Cacciari dalla Gruber, sul nuovo decreto sicurezza che sta delineandosi.
“L’ indirizzo culturale e politico che emerge dai provvedimenti per la sicurezza è quanto di più arcaico, decrepito dal punto di vista culturale e reazionario nel senso tecnico del termine.
L’idea che incrementando le pene si combattono i fenomeni di delinquenza, e cioè che se per questo reato metto in galera dieci anni invece di cinque quel reato diminuisca, è una colossale palla statistica e culturale, dimostrata in tutto il mondo.
Non c’è nessuna corrispondenza tra una strategia di aumento delle pene e la riduzione dei fenomeni di delinquenza,
In questo nuovo decreto si mira a poter prendere rapidamente la gente, perquisire rapidamente anche andando nelle case di coloro che sono sospettati di poter essere pericolosi nel corso di una manifestazione.
E’ un provvedimento totalmente di destra pura e semplice, contro il quale o l’opposizione fa una opposizione radicale oppure che vada a casa anche l’opposizione.
La sicurezza va impostata in modo serio ricordando che ci possono essere strumenti alternativi al carcere.
L’ondata di destra che ci sta travolgendo sta mandando a puxxane anche i fattori elementari di una cultura giuridica che pareva affermata in questo benedetto Occidente.
Il perno della cultura giuridica della sinistra era questo, riprendendo un concetto illuministico consacrato da tutti i leaders della prima Repubblica: intanto depenalizzare e decarcerizzare quanto più possibile e poi la pena, se deve essere pena, deve avere un senso rieducativo, di preparazione al reinserimento, di riabilitazione del condannato.
Tutto questo era patrimonio di questa civiltà, vivaddio.
Ci rendiamo conto di dove siamo finiti?
Ci rendiamo conto di che catastrofe culturale stiamo subendo in questo Paese, in questa Europa?
Io sono allibito che non ci sia memoria di dove eravamo, di dove le nostre teste i nostri cervelli erano e solo una generazione fa.”


