PICO DELLA MIRANDOLA PRECURSORE DELLA LIBERTÀ
Alle origini della nostra modernità c’è stata una figura straordinaria di filosofo illuminato.
In pieno umanesimo rinascimentale, in un mondo così diverso dal nostro, fertile di saperi e inquietudine, ha brillato la stella luminosa di Pico della Mirandola. E’ stato tra i fondatori del moderno pensiero sul tema della libertà umana, ha intravisto la continuità tra diverse tradizioni filosofiche, cercando le consonanze tra il pensiero di Platone e Aristotele con la Genesi biblica, nucleo originario di verità in cui convergono a su vedere la sapienza ebraica e quella pagana insieme alla rivelazione cristiana. Ha cercato il rapporto tra la Provvidenza e il destino umano, la concordia tra la ragione e la rivelazione, progettando un congresso di teologi e filosofi.
In un suo scritto, Dio rivolgendosi a Adamo dice: Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso, libero e sovrano artefice, ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Potrai degenerare nelle cose inferiori che sono brute, potrai secondo il tuo volere rigenerare nelle cose superiori che sono divine.
In questo si fonda per Pico l’ indipendenza dell’ essere umano dai ritmi immutabili della natura e la possibile ascesa. La nostra grandezza è estranea alla gerarchia degli enti naturali, perché è basata sul rapporto con l’ essenza superiore. Come a dire: la classificazione nella connessione naturale sarebbe distogliere lo sguardo proprio dall’ individualità dell’ essere. L’ apologo precedente ne chiarisce la natura incondizionata affidata alla libertà, capace di plasmarne l’ esistenza. L’ essere umano è una opera indeterminata che può essere edificata.
Aggiunge Pico che l’ umano non ha una propria immagine, ma molte estranee e avventizie, e’ di natura varia, multiforme e cangiante. E’ mediatore tra cielo e terra. Le esperienze umane esprimono le forme superiori in forme meno compiute, mentre attribuiscono dignità e valore a quelle inferiori. Nel ciclo delle metamorfosi che la libertà schiude, alto e basso, perfetto e imperfetto si congiungono e si intrecciano in un equilibrio mutevole e delicato. Pico parla dell’ umano paragonandolo al camaleonte per le sue metamorfosi. In questo consiste la riforma di sé e quindi quella del mondo, dal livello bruto minerale, alla pianta, al puro contemplare. Come suggerito da Eraclito, la pace scaturisce dalla discordia tra la libertà e il mutamento, quando facoltà e passioni contrastanti si uniscono.
La breve e feconda vita di Pico della Mirandola rappresenta lo spirito umanistico rinascimentale, quando individua nella libertà la nostra natura fondamentale, che non è determinata né immobile, ma capace di plasmare sé stessa senza limite o chiusura, aperta a tutto e capace di ascendere.
La critica che mosse all’ astrologia e la polemica con Marsilio Ficino e’ conseguenza della sua filosofia morale .
Ficino argomentava che si vedono accadere molte cose sorprendenti oltre la capacità umana, oltre la ragione e il merito. Questi nasce alla filosofia, quello alla poesia: da dove proviene questa varietà di ingegni? Per uno non contano le ricchezze, l’ altro vende l’ anima per denaro. Da dove tanta differenza? Chi non attribuirà al fortuito corso degli astri la condanna dell’ innocente, il premio al malvagio, la miseria di molti spiriti acuti e dotti, la ricchezza degli ignari e dei perfidi? Il destino, le vicende della società e condizioni dei cieli si rispecchiano l’ uno nell’ altri, secondo un corso regolare che si può seguire.
A tali dottrine Pico reagisce asserendo che il camaleonte esprime la grandezza dell’ essere umano ma non quella dei cieli. Incapaci di cogliere le differenze, gli astrologi confondono i piani dell’ essere, senza riconoscere le peculiarità di ogni livello.E’ la frode più pericolosa, perché indebolisce la religione, rafforza le superstizioni, tiene in vita l’ idolatria, rende gli uomini meschini, tormentati, inquieti. Li fa servi invece che liberi. E Pico si scagliava contro il deterioramento dell’ astrologia divenuta ormai un mezzo per predire la sorte. Nelle previsioni degli astrologi coglieva la più radicale e perniciosa negazione della libertà connaturata all’ essere umano.
Allora spostava il ragionamento in tutt’altra direzione, si concentrava sui gradi bassi della scala valorizzando l’originalità irriducibile dei corpi. Affermava che la differenza dell’ impulso occulto non dipende dalla stella che lo emana, ma dalla diversità della materia che lo accoglie. Gli astrologi sono tesi a scrutare i corpi celesti ma sono ciechi di fronte alla vita che pulsa mutevole nei corpi e nelle materie. Il cielo degli astrologi annulla di radice la molteplicità e la variazione.
Pico della Mirandola morì prematuramente all’ eta di 37 anni, forse avvelenato con arsenico. Le sue tesi furono considerate eretiche. Tra i suoi molteplici interessi culturali c’era anche la Cabala e il millenarismo profetico. Anticipa, a mio modesto parere, argomenti sulla libertà individuale ripresi secoli dopo dall’ Antroposofia, a un passo dal concetto di Karma.
FILOTEO NICOLINI
Considerazioni ispirate da un illuminante studio di Nicoletta Tirinnanzi.


