La Sinistra smarrita di Né “umanitaristi” né “neosalviniani”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Paolo Desogus / Gian Franco Ferraris

di Gian Franco Ferraris – 17 giugno 2018

Sono talmente decrepito che più nulla mi stupisce e da tanto tempo ho perso l’illusione che essere di sinistra sia una qualità distintiva di uomini e donne – alla fine siamo tutti molto più uguali che diversi e molte volte mi sono chiesto dove si nascondono il buono, il bello e il giusto e che cosa li distingue dal cattivo, dal brutto  o dall’ingiusto.

Il clima che si respira nella società italiana di oggi corrisponde al mio stato d’animo esausto, vecchio; vivo di ricordi che equivale a morire blandamente, ma da poco ho compreso che non è una scelta volontaria ma una ineluttabile legge della natura. Quindi non mi sorprende il coro quasi unanime di consenso e di entusiasmo verso il pugno di ferro di Matteo Salvini verso gli immigrati. In fondo sono cose già accadute in passato, le grida patriottiche per entrare nella prima guerra mondiale, le piazze oceaniche a favore dell’impero nel 1936.

Io penso che sorga spontanea la domanda: oggi Salvini ha chiuso i porti alle navi Ong ma domani che cosa accadrà? i migranti rinunceranno a morire nel mediterraneo perchè Salvini li ha spaventati? e che cosa sarà dell’Italia? diventerà un ospizio di vecchi ricchi e grassi con badanti di razza ariana? e che cosa penseranno di noi tra migliaia di anni quando scopriranno nel Mediterraneo una tomba con milioni di resti mortali – se non quello che noi pensiamo dei cannibali, dei nazisti?

Su facebook sono iniziate le discussioni a sinistra e di nuovo ci sono divisioni con accuse reciproche, da “la sinistra neosalviniana” a “pariolini” sino al 14 giugno quando Paolo Desogus con l’intento meritevole di trovare un punto di incontro, “un punto in comune” ha scritto un post, con alcuni spunti apprezzabili ma che di fatto testimonia lo smarrimento e l’inutilità della sinistra, dal titolo  emblematico “Né umanitaristi né neosalviniani” e subito mi è venuto alla mente uno slogan della sinistra extraparlamentare  infelice di 40 anni fa, al tempo del rapimento e assassinio di Aldo Moro. “nè con le Br, nè con lo Stato” e un memorabile articolo di Vittorio Foa in cui spiegava la sua assoluta contrarietà.

Non ho ritrovato l’articolo di Foa, ma lo storico Giovanni De Luna in un suo libro parla della disfatta dei gruppi extraparlamentari degli anni ’70 e sostiene che lo slogan citato “avrebbe alla fine rivelato una sconfortante impotenza, la mesta consapevolezza di essere diventati vasi di coccio tra vasi di ferro”. Anche Anna Foa nel suo recente libro “La famiglia F.”  parlando dei genitori conferma che “lo slogan nè con le Br, nè con lo Stato  non ebbe nessuna presa su di loro, nè in Vittorio, con il suo forte senso dello Stato, nè su Lisa tanto più anarchica”. Va ricordato, inoltre, un altro infelice slogan dei socialisti alla vigilia della prima guerra mondiale, “nè aderire nè sabotare”, che di fatto aprì la strada al ventennio fascista.

Che fare? E’ abbastanza ovvio che la sinistra deve fare una politica CONTRO Matteo Salvini perchè, seppur umanamente comprensibile, l’avversione verso gli immigrati non porta da nessuna parte e la gestione dell’immigrazione è stata disastrosa anche da parte del centro sinistra. Oggi assistiamo allo sfruttamento vergognoso degli immigrati clandestini e non, a causa delle storture legislative che impediscono di assumere una badante in regola perchè non ha il permesso di soggiorno.

In questi anni le richieste di rifugiati sono aumentate per l’assenza di canali legali di ingresso. Nel senso che da anni hanno chiuso la valvola degli ingressi regolari e le domande che arrivavano per ragioni di lavoro non hanno ottenuto nessuno sbocco se non sfruttamento e lavoro nero con danno allo Stato e con l’unico risultato di aver creato un disastro insensato e una confusione tra persone che lavorano, microcriminalità, disagio sociale e richieste di asilo.

La politica di Salvini oltre che essere razzista – si possono anche ammazzare gli immigrati ma senza dire oscenità – sarà un fallimento e gli atti politici di forza si riveleranno solo inutili e dannosi: gli immigrati continueranno a sbarcare qui in Italia e senza una azione diplomatica e una politica europea  daremo solo il pretesto agli altri stati di lavarsene le mani.

Vi rimando al bellissimo intervento di Gianni Cuperlo, serve un new deal in Italia e in Africa per combattere il degrado delle periferie, per investire sulla scuola e sulla formazione, ecc.

Né “umanitaristi” né “neosalviniani” di Paolo Desogus

Cari compagni, cerchiamo di trovare un accordo, un punto in comune. Non ci possiamo scannare tra idealisti e realisti o, come vorrebbe qualche cretino grafomane, tra “umanitaristi” e “neosalviniani”. Nessuno a sinistra crede che il tema umanitario non sia importante. Allo stesso modo non esistono compagni che hanno simpatia per Salvini. Allora cominciamo a dire una cosa, mettiamoci d’accordo su un punto: la questione umanitaria non può risolversi nella mera dichiarazione di intenti, non è una magliettina da sbandierare. Chi ha a cuore il tema umanitario degli emigranti deve anche interrogarsi sulle condizioni di possibilità politiche della loro accoglienza lavorando affinché si allarghino il più possibile. Questo significa riflettere sul tema geopolitico dell’Europa e sul rapporto tra paesi occidentali ex colonizzatori che continuano ad esercitare un’influenza negativa sul continente africano, come Francia, Gran Bretagna e Belgio. Significa interrogarsi sul capitalismo, sulla sua incapacità di risolvere pacificamente e “umanitaristicamente” le contraddizioni che crea. Significa anche chiedersi perché in tutti i paesi d’Europa (e per ultimo ora anche l’Italia che negli ultimi anni ha accolto più immigrati di tutti), hanno vinto forze politiche anti immigrazione. E non mi riferisco solo ai partiti di Orban, di Salvini o di qualche dichiarato fascistello. Mi riferisco anche a quei partiti guidati da leader politici che passano per essere democratici, ma che sino ad ora, a conti fatti, si sono dimostrati molto più a destra, in quanto estremi campioni di un neoliberismo di stampo nazionalistico come nel caso di Macron.

Per fare questo passo politico e culturale occorre però abbandonare i vecchi canali di informazione. Non ci si può far dettare l’agenda da Repubblica, quotidiano ogni giorno più disonesto da ogni punto di vista: intellettuale, politico e informativo. Abbandonando questo quotidiano occorre abbandonare il suo metodo politico, che è quello di fare di Salvini il nuovo Berlusconi nel tentativo di polarizzare i propri lettori per guidarli e disinnescare la rinascita di una nuova sinistra socialista, anticapitalista e internazionalista. Del resto dovremmo ormai essercene resi conto, il berlusconismo è stato un male tanto quanto l’antiberlusconismo, dato che spesso ha spinto la sinistra a prendere decisioni disastrose se non catastrofiche, come quando ha portato il PD bersaniano e il resto della sinistra (me compreso) a sostenere i bombardamenti franco-americani in Libia, a cui è seguita la peggiore disfatta dell’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale. Ora questo stesso antisalvinismo ci sta portando fuori strada, soprattutto quando a sinistra si chiudono gli occhi di fronte all’immensa questione sociale presente in Italia spianando la strada alla destra, che a quella questione sta provando a dare una risposta, quantunque per noi inaccettabile.

-.-.-.-.

Commenti

Roberta De Santis Concordo, è desolante l’afasia della sinistra e la sua incapacità di costruire un fronte comune. Nel 1924 i fascisti vinsero le elezioni che si consumarono in un clima di intimidazione e violenza (dal ’22 Mussolini aveva lavorato a pieni ritmi) e che, comunque, non furono aiutate dal fatto che le opposizioni fossero divise in mille rivoli. Temo che siamo fatalmente destinati a ripetere quell’esperienza, seppure con sfumature diverse. Non concordo invece sulla visione dei migranti come problema da gestire, che mi pare latente all’articolo -ma forse interpreto male-. I numeri in gioco sono risibili e quindi la paura non è neppure “umanamente comprensibile”. La paura è indotta dalla manipolazione politica di questi anni e da una coscienza popolare indebolita (fenomeni che si condizionano reciprocamente), come fu per gli Ebrei all’epoca di Hitler. I migranti sono una risorsa: culturale, economica, demografica. Esperienze come quella di Riace o di Petruro Irpino -che, concordo, richiedono un po’ di organizzazione- dimostrano che possono essere linfa vitale e elemento di rinascita. A parte, beninteso, che rispetto a chi fugge per miseria o per guerra non vanno mai alzate le barricate. E poi -ma questa è “splendida utopia”- le frontiere sono solo convenzioni umane, non princìpi naturali. Come le merci circolano liberamente, non vedo perché gli esseri umani non possano farlo.

/-.-.-. Roberta condivido pienamente le cose che hai scritto le barriere, il filo spinato non hanno ragione di esistere tra esseri umani. Sui “migranti come problema da gestire ” hai pure molte ragioni, forse ho cercato di comprendere le “ragioni degli altri” o più probabilmente mi sono lasciato condizionare dalla amica con cui ieri sera ho fatto una passeggiata e che esprimeva tali preoccupazioni. Mi è venuto alla mente poi che una ventina di anni fa facevo il Sindaco in un piccolo paese che di colpo e tra i primi si trovò le abitazioni degradate del centro storico “affittate” a una numerosa colonia di persone provenienti dal Marocco e ricordo il disorientamento e le paure della popolazione nativa. In realtà usai una politica severa, senza cedimenti al razzismo, feci una delle prime scuole pubbliche perchè potessero conoscere la nostra lingua e i costumi. Opere di risanamento del centro storico, contributi alle facciate, segretariato sociale- numero verde per i permessi. Ricordo che alla scuola all’inizio partecipavano solo gli uomini e le donne stavano a casa – a parte due giovani “ucraine” . Ricordo ancora che i proprietari di queste case degradate affittate a miriadi di persone con prezzi da capogiro – erano tutti leghisti e urlavano contro “l’invasione”. Un giorno poi giovanotti nativi fecero un gesto vandalico molto sgradevole e incolparono i coetanei provenienti dal Marocco che avevano l’abitudine di giocare in piazza – a calcio. E’ curioso poi il fatto che anni (una dozzina) dopo persi le primarie del Pd in luoghi vicini e furono determinanti file di centinaia di persone immigrate guidate da capobastoni che andavano a votare non per me e nel seggio a scrutinare c’era un loro “padre spirituale”. Non mi lamentai come fece anni dopo ( a ragione) Cofferati, uscii dal Pd prima dell’avvento di Renzi (il frutto di un albero malato) – cara Roberta mi hai fatto tornare alla memoria un ricordo desolante – di cui per fortuna oggi sorrido. Comunque Inserisco il tuo commento nel testo. Buona domenica

 

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