di Alfredo Morganti – 3 ottobre 2018
Leggo dal Corriere di oggi, a firma di Mario Sensini, che il margine del 2,4% non sarebbe sufficiente, ove si volessero includere nella cifra a debito disponibile anche il piano di investimenti pubblici promesso da Tria (che vale due decimali di PIL). In tal caso, i fondi per povertà, flat tax e quota cento si ridurrebbero a 3-4 miliardi di euro. Un po’ pochi insomma. Tant’è vero che si discute molto in seno al governo sul da farsi, e si capisce pure perché Giorgetti diceva di andare cauti e di non festeggiare anzitempo. Tanto meno dai balconi.
Le possibilità adesso sono quattro: a) altri tagli, b) meno investimenti, c) addio a una parte consistente del piano tasse-povertà per cui si esultava, 4) oppure spingersi persino oltre il 2,4%. Il DEF che guarda ai poveri, in questo momento appare ancora un DEF molto precario nella sua struttura. La manovra del popolo si presenta attualmente come una manovra tout court, di quelle solite insomma. Suggerirei calma e gesso, dunque. Soprattutto agli epigoni.


