La lettera: “A voi dico, non vi meritate mia madre, Liliana Segre”

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Alberto Belli Paci, figlio della senatrice a vita ha scritto al Corriere della Sera: “Lei si aspettava accoglienza solidarietà, umanità, etica, invece ha trovato indifferenza al suo desiderio di giustizia

Uno sfogo durissimo dopo un voto sconcertante da parte di una destra che quando si parla di antisemitismo, razzismo, xenofobia e anti-fascismo (Mussolini, dittatore sanguinario responsabile di crimini di guerra in Africa e fautore delle leggi razziali del 1938) alla fine mostra sempre il suo vero volto distante dai valori costituzionali.
Così Alberto Belli Paci, figlio di Liliana Segre, ha scritto una dura e toccante lettera al Corriere della Sera: “A voi che non vi alzate in piedi davanti a una donna di 89 anni, che non è venuta lì per ottenere privilegi o per farsi vedere più brava ma è venuta da sola (lei sì) per proporre un concetto libero dalla politica, un concetto morale, un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in un mondo normale, senza sospettosamente invece cercare contenuti sovversivi che potevano avvantaggiare gli avversari politici. A voi dico: io credo che non vi meritiate Liliana Segre!”.
Parole scritte mentre mentre è profondo lo sconcerto tra tutti i democratici per l’assurda posizione presa da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia che non vogliono una commissione contro odio e razzismo proposta dalla senatrice a vita.
Ha scritto ancora il figlio di Liliana Segre: “Guardatevi dentro alla vostra coscienza. Ma voi credete davvero che mia madre sia una che si fa strumentalizzare? Con quel numero sul braccio, 75190, impresso nella carne di una bambina? Credete davvero che lei si lasci usare da qualcuno per vantaggi politici di una parte politica in particolare? Siete fuori strada. Tutti. Talmente abituati a spaccare il capello in quattro da non essere nemmeno più capaci di guardarvi dentro”.
E chiosa: “Lei si aspettava accoglienza solidarietà, umanità, etica, un concetto ecumenico senza steccati, invece ha trovato indifferenza al suo desiderio di giustizia”.