PD assetato di potere: dal Jobs act ai vouchers

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Lucrezia Ricchiuti

di Lucrezia Ricchiuti – 28 maggio 2017

Quando mi sono rifiutata di votare in favore della fiducia al Jobs act nel 2014 sapevo che stavo facendo la cosa giusta.
Quello che era il mio partito mi isoló.
Il tempo però dice sempre la verità: dopo tre anni il Partito democratico si rivela per quello che è.

Una banda assetata di potere, che usa le istituzioni per i suoi schifosi scopi: prima confeziona il Jobs act senza creare un solo posto di lavoro in più; poi si prende paura di 3 milioni di firme che chiedevano un referendum e fa un decreto legge per abolire i voucher e dice che – sì – è molto urgente abolirli del tutto; porta il decreto legge alla firma del presidente della Repubblica e poi fa convertire il decreto-legge.

Come se nulla fosse, per cercare l’incidente che porti a elezioni anticipate, dopo due settimane presenta un emendamento inammissibile per estraneità di materia che reintroduce i vouchers.

Un presidente del consiglio fantoccio che concorre alla lesione della democrazia, uno scippo ai giovani che meritano occupazione vera e non gli scontrini del tabaccaio.

Rosato, il capogruppo del Pd e la ministra Finocchiaro mentono sapendo di mentire. Sin dalla prima riunione della maggioranza sul decreto ( a cui ho partecipato) Mdp ha detto che non avrebbe accettato l’introduzione dei vouchers, che erano estranei per materia: il decreto si occupa di terremoto, enti locali e misure per lo sviluppo, cosa c’entravano i vouchers che avevamo fra l’altro abolito per decreto 2 settimane prima?
E che se li avessero introdotti noi non avremmo votato il decreto. Quindi Rosato conosce da molto, molto tempo la nostra posizione e adesso si deve assumere le sue responsabilità e non scaricarle su chi ha agito lealmente.

Alle riunioni era sempre presente la ministra Finocchiaro che adesso dice che questi non sono vouchers: non merita commenti.

Infine abbiamo il campione del Pd un certo Marcucci da Barga uno dei portavoce del Capo. Fare la cassa di risonanza del Capo è l’unica attività in cui si è contraddistinto. È alla sua terza legislatura e si prepara per la quarta: lui si che non è attaccato alla poltrona!

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