Trump e Netanyahu non sono due pazzi che improvvisano una guerra all’Iran rischiando di incendiare tutto il Medio Oriente e addirittura una guerra mondiale. Gli attori in campo sono gli Stati Uniti e Israele, con tutti i loro apparati di potere e la decisione di far fuori l’Iran era stata presa da tempo

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Raniero La Valle
Trump e Netanyahu non sono due pazzi che improvvisano una guerra all’Iran rischiando di incendiare tutto il Medio Oriente e addirittura una guerra mondiale. Gli attori in campo sono gli Stati Uniti e Israele, con tutti i loro apparati di potere e la decisione di far fuori l’Iran era stata presa da tempo
NIENTE DI IMPROVVISATO
Trump e Netanyahu non sono due pazzi che improvvisano una guerra all’Iran rischiando di incendiare tutto il Medio Oriente e addirittura una guerra mondiale. E Netanyahu naturalmente ancor meno insensato di Trump. Ma finché si penserà che Trump è un bislacco stregone fuori di testa che dice ogni cosa e il suo contrario senza sapere né da dove viene né dove va, nessuno, e ancor meno l’Europa invaghita della guerra contro la Russia via Ucraina, capirà con quale politica occorre fronteggiare l’attuale momento americano.
Gli attori in campo sono gli Stati Uniti e Israele, con tutti i loro apparati di potere; la decisione di far fuori l’Iran era stata presa da tempo e aspettava solo che si saldasse il connubio tra Netanyahu e Trump per attuarsi, dopo ripetute visite del premier israeliano alla Casa Bianca: il balletto se sia stato Netanyahu a trascinare nella guerra Trump o viceversa è ad uso degli spettatori inconsapevoli. E il nucleare iraniano non c’entra niente.
Invece la premeditazione è chiara per ambedue e per ambedue i Paesi: Trump, nel suo primo mandato, nell’ottobre 2017, aveva buttato a mare l’accordo nucleare con l’Iran, firmato nel luglio 2015, sostenendo che era un pessimo accordo, e che l’Iran l’aveva violato, e affermando che “l’Iran è un regime fanatico che sostiene il terrorismo”, che “Teheran non avrà mai armi nucleari”, e che “il mondo deve fermare Teheran”. L’attuale motivazione secondo la quale l’Iran potrebbe arrivare un giorno con i suoi missili nucleari a colpire i suoi nemici lontani, se è plausibile per il vicino Israele, è paradossale e risibile per gli Stati Uniti, mentre il primo bombardamento dell’Iran, senza motivo, Trump l’ha fatto già nel giugno scorso poco dopo l’insediamento alla Casa Bianca ed essersi proclamato degno del Premio Nobel per la pace: fu quella l’operazione battezzata da Israele come “Leone nascente” (rising lion), già in vista dell’attuale denominazione “Leone ruggente”.
Quanto a Netanyahu si è paragonato a Mardocheo che ebbe ragione del re Assuero, ha evocato il re Ciro che liberò Israele dalla schiavitù persiana, e per due volte, nel 2023 e 2024 e già cinque anni prima parlando all’Assemblea dell’Onu aveva mostrato al mondo l’Iran messa nella mappa della “maledizione”.
La lunga premeditazione, professionalmente supportata dai Servizi Segreti, ha colto ora al volo quella che sembrava la buona occasione dei 30.000 manifestanti uccisi secondo la rivista “Time” dal regime di Khamenei, presagio di una rivolta contro il regime.
Dunque nessuna ordinaria follia, anche se folli si è per definizione quando si architettano “indiscriminatamente la distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, un delitto contro Dio e contro la stessa umanità”, come dice il Concilio Vaticano II.
Non apprendisti stregoni fuori di testa, dunque, i due signori della guerra, ma lucidi strateghi della sopraffazione e del dominio; e non assolve nessuno il confronto o il parallelo tra i 3.000 o 30.000 uccisi da Khamenei e i 5000 uccisi e 10.000 torturati dalla Savak e dallo Scià, il cui figlio è stato preparato e sponsorizzato da Netanyahu per la successione agli Ayatollah.
Naturalmente non si può che desiderare la caduta di regimi spietati e oppressivi, ma non lo si può fare con la sovversione dall’esterno e con una guerra più efferata di tali regimi.
E adesso c’è la straordinaria aggravante della simbiosi tra l’Intelligenza Artificiale e la guerra, che le toglie anche l’ultimo residuo di un controllo umano. È di questi giorni la notizia che “Anthropic”, una delle maggiori imprese creatrici dell’Intelligenza Artificiale, ha negato al Pentagono la facoltà di usarla per la guerra, mettendo su tutte le furie Trump, come un intralcio “da sinistra” alle vittorie del suo “grande esercito”. E questa volta la remora morale, almeno per qualcuno, ha funzionato; per la bomba atomica non funzionò, e nonostante il pentimento degli scienziati fu utilizzata alla grande. E domani? Chi potrà opporsi al dominio incontrollato della tecnologia militare “intelligente” più disumana e distruttiva, che peraltro ha già fatto le sue prime prove nel genocidio di Gaza? Heidegger previde che né la politica né la filosofia né qualunque altra risorsa umana avrebbero avuto ragione della potenza della tecnica, non più strumento nelle mani dell’uomo, reso ormai egli stesso strumento della tecnica.
A questo punto resta una sola, stringente alternativa, mai datasi finora nella storia: o si rinunzia alla Intelligenza artificiale, oppure si licenziano per sempre la guerra e le armi. La prima ipotesi è impossibile; resta solo la seconda; i disarmisti esigenti (come papa Leone, e Francesco prima di lui) hanno ormai un argomento inoppugnabile: ne va della vita del mondo.
(Da “il Il Fatto Quotidiano” del 5 marzo 2026)
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