Erri De Luca: Il razzismo spiegato a Salvini

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di Erri De Luca

«Chi giudica cosa è razzismo?». Questo interrogativo è affiorato alla mente dell’ex ministro degli Interni durante un’intervista. Dovrebbe essere al corrente della risposta, ma il seguito dimostra che la sua domanda è sincera, non lo sa. Chiedono dalla redazione un aiuto e un commento da parte mia. Capisco il lodevole proposito di spiegare il razzismo all’ex ministro degli Interni, ma ho fondati dubbi sulla sua volontà di intendere. Per aggiornamento potrà utilmente consultare l’opportuna definizione sul dizionario della lingua italiana, del quale raccomando l’acquisto.

Da giovane operaio a Torino abitavo in un caseggiato che all’ingresso esibiva il cartello condominiale: “Non si affitta a napoletani”. Non era campanilismo né tifoseria: era disprezzo puro. L’Unità d’Italia aveva le sue eccezioni. Non ero affittuario, solo ospite, dunque non credevo di violare il singolare regolamento.

Razzista è sentimento di avversione che si manifesta spesso con atti di sopraffazione compiuti su persone in base a colore di pelle, credo religioso. Per sua natura vigliacca il razzismo si sfoga solo in schiacciante superiorità numerica: molti contro uno è la sua combinazione preferita.

Razzista è il Ku Klux Klan, il nazismo e per imitazione il fascismo con la sua compiacente monarchia. Nel nostro ordinamento è invece un’aggravante penale.

In economia la rinuncia all’impiego di manodopera immigrata a basso costo è atto di autolesionismo. L’Ungheria è il caso patetico di un governo costretto a obbligare per legge i propri connazionali a oltre quattrocento ore di straordinario all’anno per sopperire al deficit di forza lavoro.

Da noi il supplichevole slogan: “Prima gli Italiani!” non riesce a convincere la nostra manodopera a lavorare nei campi a tre euro all’ora da alba a tramonto. La generosa precedenza accordata non è sufficientemente apprezzata. Gli imprenditori agricoli si trovano costretti malvolentieri a impiegare i secondi, i terzi, visto che i primi non si presentano.

Stesso insuccesso si riscontra per il gran fabbisogno di badanti a sostegno della nostra popolazione diventata la più anziana del mondo, dopo la giapponese.

Il razzismo induce a credere che da noi ci sia un’invasione di stranieri, mentre il fenomeno è perfettamente opposto: più di cinque milioni di connazionali sono iscritti al registro dei residenti all’estero. La presenza di immigrati è di molto inferiore, dunque l’Italia è un paese in via di evasione. Il razzismo è pertanto un disturbo della percezione e nuoce gravemente a chi ne è affetto. Andrebbe adeguatamente curato presso le aziende sanitarie locali. Purtroppo qualche volenterosa spiegazione dei sintomi al paziente non basta e non giova.