Franco Cardini: “A Meloni servono i Pozzolo”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Antonello Caporale
Fonte: Il Fatto Quotidiano

“Chi comanda ha bisogno di farsi assistere non solo da scudieri intelligenti. Nel gioco del potere serve anche manovalanza di basso rango, gente capitata quasi per caso, magari con un gruzzoletto di voti e nient’altro”.

Il professor Franco Cardini ha sempre giudicato di serie B la squadra di Giorgia Meloni. Con la differenza che è frutto di una scelta politica. La premier ha fatto la sarta e ha cucito questa variegata rappresentanza.

Nello stadio c’è la tribuna e c’è la curva. In Parlamento ci sono biografie dignitose e quelle indecenti. Credo che la Meloni conosca le une e le altre e davvero mi stupisce il giudizio di chi ritiene che la poveretta si ritrovi della gentaglia senza arte né parte e debba sopportarne le gesta.

Lei dice che a Meloni servano anche i Pozzolo, i pistoleri?

Dico che esiste la necessità di avere nel partito questa massa di porta voti, gente dal curriculum piuttosto problematico ma efficace sul territorio. Il potere, raggiungerlo e poi gestirlo, ha necessità che non sono sempre in linea con il codice etico.

C’è tutta una narrazione che vede in Giorgia la luce e nei suoi il nero e le ombre. Lei brava, gli altri cattivi. Lei competente, gli altri somari.

Un Generale organizza la sua squadra. Sa che sul carro ci sale gente per bene e anche gentaglia. Ripeto: è la logica del potere.

Lei aveva profetizzato una disgrazia politica per l’avventura della Meloni. Farà la fine di Tambroni, aveva pronosticato.

Ho sbagliato, e tanto. Il mio errore è figlio di una sopravvalutazione della sinistra, che ormai non ha più legami con le piazze, non muove i fili, non organizza il consenso e non gestisce la protesta. Il mio è stato un errore abbastanza clamoroso. Noi storici quando siamo chiamati a giudicare il presente subiamo questa difficoltà.

Ma Meloni è ancora la premier di un partito di destra?

Direi che sta velocemente ristrutturando l’albero genealogico. Ora la sento parlare di conservatori riformisti.

Conservatori riformisti è un ossimoro.

È il modo per aprire una nuova stagione politica. A me pare che il nostalgismo sia un elemento ancora vitale del consenso meloniano, ma qui siamo davanti a un fatto davvero nuovo. È stato abbandonato il sovranismo, e questo governo è divenuto il più fedele soggetto della politica americana. Il segretario di Stato Antony Blinken è il tutor di Giorgia.

Giorgia l’americana.

Ecco sì, molto americana, molto atlantista, molto connessa all’establishment. Ma credo che abbia fatto i conti giusti per vedere il suo ruolo non insidiato da manovre né oggetto di attacchi o diffidenze.

Se Biden dovesse perdere le elezioni?

Vedrei un bel problema per Meloni. Trump ha idee lontane da quelle dell’Europa (e dell’Italia) sull’Ucraina, su Israele, su quasi tutta la politica estera occidentale. Il governo italiano ha solo da perderci da un esito che oggi sembra possibile.

Meloni deve stare attenta a non vincere troppo sui suoi alleati. Il cannibalismo nel centrodestra non è un’altra questione aperta?

Sarei meno convinto di questa eventualità. C’è sempre stato il leader che guida e gli altri magari col mal di pancia.

Detto che l’opposizione non è messa bene, Meloni deve temere più Schlein o Conte?

Penso che Conte abbia più cartucce perché il suo Movimento è più reattivo. Parte dei voti a Fratelli d’Italia vengono dai Cinquestelle e possono ritornare. Mentre il Pd, l’opposizione di sinistra, è tavola piatta, punto fermo e incomunicabile con la destra.

Meloni ha scelto il confronto televisivo con Schlein.

Infatti.

Lei è un antico e riconosciuto intellettuale della destra storica. Voterà Fratelli d’Italia?

Mai fatto in passato e non lo farò in futuro. A Giorgia voglio bene, auguro ogni successo ma il suo partito non fa per me.

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