Giornalista, mestiere difficile. Soprattutto se ti insultano e nessuno reagisce

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Alberto Asor Rosa scrisse per la meravigliosa ‘Storia d’Italia’ Einaudi un saggio dove definiva quello del giornalista un “mestiere difficile”. Difficile, diremmo oggi, per due ragioni speculari: da una parte il rischio del conformismo al potere; dall’altra, il rischio opposto del conformismo alle ‘grida’ del popolo che plaude al Capo. Tra i due una via stretta, complicata, che deve escludere assolutamente l’acquiescenza, oppure la rassegnazione, oppure il silenzio, oppure il servilismo. Purtroppo, oggi qualcosa sta accadendo, perché il potere (non solo Salvini) tende a considerare la stampa e i tg come pericolosi ostacoli alle magnifiche sorti e progressive di una qualche leadership arrembante. Nulla di nuovo, ovviamente, ma molto di nuovo se pensiamo ai metodi. Il principale dei quali è quello di attaccare frontalmente i giornalisti per delegittimarli direttamente in conferenza stampa, davanti a una telecamera, durante il loro lavoro. Mostrandoli come nemici del popolo se non peggio. Lo fece Trump al giornalista della CNN, lo ha fatto Salvini verso il giornalista di Repubblica.

In fondo si tratta di uno dei capitoli forti della disintermediazione: via le istituzioni, via i partiti e i sindacati, via le associazioni e le ong, e via anche chi lavora nei media. I risultati arrivano: da un po’ di tempo anche stampa e tg iniziano a mollare delle fake, ossia interpretano la propria acquiescenza persino plateale come un sostegno diretto alla leadership e al governo, in linea con le principali parole d’ordine, quasi pezzi di agenda dell’esecutivo. Ma attenzione: l’informazione è un tassello essenziale del mosaico democratico, una leva di conoscenza e di partecipazione effettiva (non l’emissione di grida da stadio). Sono dettami liberali, mica l’introduzione di elementi di socialismo. Il brutto è che le classi dirigenti ormai si rivoltano persino contro se stesse e la propria cultura. Liberali della domenica che non sanno opporre alcunché al primo che alza la voce e disegna un regime attorno a sé. D’altra parte, l’egemonia cresce anche così, occupando le casematte. E oggi la stampa, le tv e persino i social sono terra di conquista della destra. Anche a colpi di insulti e di offese ingiuriose al malcapitato di turno in conferenza stampa.