Il regalo di Verdi

0
497

Nino sa che parlano di lui, ma non capisce quello che si stanno dicendo i due soldati austriaci che lo trascinano con poca grazia all’interno del cassero di porta Galliera. Adesso è in una stanza male illuminata e ha di fronte un ufficiale. “Ragazzo, perché vuoi entrare a Bologna proprio stasera? E cosa tieni in quel sacco?” Per fortuna l’austriaco parla italiano, anzi Nino riconosce lo stesso accento di quando parla il signor Piave, che va spesso a Busseto. Il ragazzo tira fuori il biglietto che il Maestro gli ha dato il giorno prima, proprio in vista di un’evenienza simile. L’espressione dell’ufficiale cambia mentre legge quelle poche righe e Nino sa perché: tutti conoscono il Maestro. “A Venezia ho visto il Nabucco e l’Attila, il tuo padrone scrive della grande musica. Puoi andare, ma fa’ attenzione. Sono giorni complicati qui a Bologna”.
Nino lo ha già capito. È già venuto a Bologna, anche se non ha mai fatto quel viaggio da solo. La prima volta è stato cinque anni prima, quando suo padre ha accompagnato il Maestro che doveva incontrare Rossini, e se l’è portato dietro. Poi Nino è venuto altre volte, sempre con suo padre, sempre a portare un regalo del Maestro a Rossini. Ma in queste settimane suo padre sta male e così il Maestro ha affidato a lui il compito di portare il regalo. Le altre volte è sempre entrato da porta San Felice, dalla via Emilia. Ma stasera è chiusa. I soldati austriaci gli hanno fatto capire che tutte le porte sono state chiuse: si può entrare a Bologna solo da porta Galliera. E se non avesse trovato quell’ufficiale amante dell’opera non sarebbe entrato neppure da lì.
Ormai è troppo tardi e buio per presentarsi a casa di Rossini. Nino si ferma alla prima locanda che incontra. Così può sistemare il cavallo, mangiare e dormire. Alla locanda finalmente capisce cosa sta succedendo. I piemontesi stanno perdendo la guerra e le truppe austriache hanno attraversato il Po per ristabilire l’ordine anche a Bologna, da cui sono partiti duemila volontari per combattere insieme ai piemontesi contro gli austriaci. Sembra che in un’osteria alcuni bolognesi abbiano picchiato un ufficiale austriaco e adesso il generale Welden ha portato in città settemila uomini. Hanno sistemato i cannoni sulla Montagnola e hanno chiuso tutte le porte. Il grosso dell’esercito è accampato fuori, ma se i bolognesi non consegneranno con le buone quelli che hanno picchiato l’austriaco, entreranno loro con le cattive. Qualche giorno prima a Sermide hanno ucciso diversi uomini e raso al suolo quasi tutte le case, perché quei valorosi non si volevano arrendere. E adesso vogliono fare lo stesso a Bologna.
Nino pensa che, appena consegnato il regalo, dovrà trovare il modo di uscire in fretta dalla città. Se non fosse così stanco dal viaggio probabilmente non avrebbe dormito, agitato com’è. Si è legato il prezioso pacco alla mano, per svegliarsi se qualcuno tentasse di rubarglielo.
Appena fa luce, si alza, controlla il sacco, si sistema alla meglio ed esce. Andrà a piedi, tornerà dopo a prendere il cavallo. Il problema è che lui sa la strada entrando da porta San Felice. È facile, bisogna andare sempre diritto, passi la grande piazza, passi le due torri e poco dopo c’è il palazzo di Rossini. Da lì non sa che strada prendere. La città è deserta, le botteghe sono chiuse, si sente solo il rumore di truppe che si stanno muovendo. Gira, provando a capire dove debba andare, all’altezza di via Malcontenti un cane gli si avvicina, lo fiuta e comincia a seguirlo. Prova a chiedere a un paio di persone che incrocia per strada dove sia la casa di Rossini, ma nessuno lo sa. “Strano, se uno viene a Busseto, tutti ti dicono qual è la casa di Verdi”. Finalmente lui e il cane arrivano vicino alla grande piazza, è piena di austriaci. Adesso Nino vede le torri e sa dove deve andare. Fa caldo, ma d’altra parte siamo all’inizio di agosto. Per  fortuna ci sono i portici, proprio come a Busseto. E così puoi camminare all’ombra. A Nino piacciono i portici.
Ecco il palazzo, è facile da riconoscere, perché ci sono tutto intorno delle grandi scritte in latino. Nino prova a bussare, anche se vede che è tutto chiuso. “Forestiero, smettila di far rumore, non ti darà il tiro nessuno.” Dalla casa di fronte è uscita una ragazza. “Rossini è partito in fretta e furia una settimana fa con tutti i suoi servitori. Sono andati a Firenze, lì la situazione è più calma. E non ci sono gli austriaci.” “E io adesso che faccio?”, Nino si mette a sedere sul primo scalino della porta del palazzo di Rossini, con le mani nei capelli, mentre il cane gli si mette accanto, continuando ad annusare. “Intanto alzati e vieni a mangiare qualcosa.” La ragazza lo prende per mano e gli fa un largo sorriso. “E il cane è tuo?”
Nino si accorge solo adesso di quanto sia bella quella ragazza. Neppure a Busseto ha mai visto degli occhi così. Sono fermi sotto l’androne, mentre mangia il pane che la ragazza gli ha offerto, Nino le spiega perché è venuto a Bologna, per portare a Rossini un regalo di Verdi. Lei non sa chi sia Verdi, ma sa che Rossini è un gran musicista, anche se in città è più noto per i suoi pranzi. “Delle volte la sua cuoca mi chiede di accompagnarla quando va a fare la spesa e lui le fa comprare ogni ben di dio”. Sarà il vino, sarà il sorriso della ragazza, Nino sta dimenticando perché è lì e non si preoccupa più di non aver trovato in casa Rossini. Anzi, è proprio contento.
Arriva di corsa un ragazzino. “Gilda, Gilda, presto, dobbiamo andare tutti in piazza davanti alla Montagnola. Gli austriaci hanno lasciato piazza Maggiore, ma certo stanno preparando qualcosa.” La ragazza non fa in tempo a ringraziarlo, che è già corso via per chiamare altre persone. Va in casa ed esce con un vecchio fucile. “Devo andare.” “Ma tu sei una donna.” “Ci sono momenti in cui anche le donne devono combattere.” “Posso venire con te?”
E così dopo pochi minuti Nino si ritrova nella grande piazza del mercato. Tutti quelli che non ha visto in strada sembra si siano radunati lì. Le donne sono tante. Ci sono anche tanti ragazzini. Le armi sono poche e a Nino sembrano piuttosto vecchie. Tutti guardano verso la Montagnola, verso i cannoni degli austriaci. Gilda ha presentato Nino a un gruppo di persone che abitano nella zona di porta Ravegnana. “È un patriota anche lui.” Nino non è sicuro di essere un patriota, certo non gli piacciono gli austriaci, e poi se Gilda è una patriota, lo vuol essere anche lui.
La giornata passa in un clima di attesa. E di paura. Nino ascolta le storie di quello che è successo nel mantovano, delle case distrutte, dei raccolti bruciati. Nino è un contadino, per lui non c’è maggior peccato che distruggere il cibo. Non si capisce cosa vogliono fare gli austriaci, però bisogna vigilare.
Decidono che una parte di loro rimarrà in piazza. Gilda si offre volontaria, anche Nino decide di rimanere. Anche il cane rimane lì, è dalla mattina che sta vicino a Nino. Viene acceso qualche fuoco per illuminare la piazza. Qualcuno porta delle pagnotte di pane. Nino all’improvviso si ricorda della sacca che si porta dietro da due giorni: il regalo di Verdi. Tira fuori la spalla cotta che il Maestro fa preparare a Carlo, il suo norcino di fiducia. E’ una specialità e a Rossini piace moltissimo. Il ragazzo chiede un coltello a uno dei suoi nuovi compagni e comincia a tagliare, come ha visto fare a casa. “Questa è roba delle mie parti, non ce l’avete a Bologna”. Comincia con dei piccoli pezzi, perché sono in tanti che adesso si sono avvicinati a lui e a Gilda. Finalmente anche il cane riceve il premio per aver seguito il ragazzo. “Ecco tenete, questa spalla ve la manda il Maestro Giuseppe Verdi di Busseto”. È la sera del 7 agosto 1848.