La politica ‘pura’ di ‘Repubblica’ nel vuoto di destra e sinistra

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di Alfredo Morganti

Sapete dell’ostilità di ‘Repubblica’ (per dirne una) a questo governo. Va ben oltre la legittima (per carità) critica della stampa alle scelte quotidianamente compiute dalla classe politica. In ‘Repubblica’ c’è di più, c’è il senso di un quotidiano che si sente ‘immanente’ al gioco, si sente ‘oggettivo’, e dunque legittimato a organizzare l’opinione dei suoi lettori così come farebbe un partito vero e proprio, non un organo di stampa. Facciamo allora un giochino ipotetico. Facciamo il caso che avesse vinto l’ipotesi di andare a elezioni, ossia avesse prevalso una versione “maschia” della politica, dove non si ha “paura” della battaglia elettorale, anzi, e dove si vede se una forza politica ha davvero gli “attributi” oppure fa governi di coalizione strillando ‘gne gne’. Ipotesi non peregrina è che quelle elezioni anticipate sarebbero state perse dal centrosinistra, con Salvini che avrebbe raccolto come un mietitore nei campi dorati a giugno. Dopo la debacle (immaginate i titoli di giornale!) sono certo, certissimo che sarebbe comparso il classico editoriale del notista politico, nel quale si sarebbe detto, persino con malcelata soddisfazione, che la sinistra aveva perso perché “non aveva saputo fare una proposta al Paese”, proponendo in alternativa alle elezioni anticipate volute da Salvini, una visione comune, un progetto, tentando di parlare al Paese, indicando almeno l’abbozzo di una soluzione non micidiale per la legislatura. Titolo dell’editoriale: “La vocazione suicida della sinistra italiana”.

Voi dite: ma che ti condiziona “Repubblica”? No ovviamente. Ma è un buon esempio di come si svolga la lotta politica in Italia in questa fase miseranda. Le posizioni in gioco sono ‘pure’, la vuotezza della politica la rende del tutto formali, come un apriori. Non c’è prima il contenuto (l’attenzione al bene comune) e poi la forma (l’individuazione di alleati, avversari, tattiche, strategie ad hoc). Al contrario, si “pone” prima il nemico, e si “deduce” susseguentemente il contenuto della proposta politica alternativa. Posti gli interessi in gioco, si sceglie insomma in che modo attivarli. Individuato l’avversario, ogni contenuto opposto alle sue scelte appare condivisibile. I contenuti non vanno a forgiarsi nell’azione politica, ne sono avulsi, sono laterali, vengono dopo, perché prima si individuano gli avversari del momento (che magari domani saranno altri) e tutto si plasma contro di essi

Così è nell’esempio che facevo: se “Repubblica” individua un avversario politico, è subito pronta a scatenare la sua ‘pura’ potenza di fuoco, e ad alimentare il cannoneggiamento assumendo tutto ciò che si trova in giro come un’arma possibile, anche se si fosse a scenari ribaltati. “Cristo è morto di freddo, non lo sapevate?” titolo dell’editoriale di Scalfari. Io penso che questa fase, la fase della politica ridotta a formalità di interessi che cercano puramente l’avversario contro cui scatenarsi o almeno cautelarsi, è quella conclusiva. Dopo la quale, non vincono più la destra e nemmeno la sinistra, che pure restano in campo, ma di cui stento a cogliere il loro rispecchiarsi effettivo nelle coscienze. La capacità del mercato di aderire ai nostri bisogni più intimi sarà talmente pervasiva, che stenteremmo persino a distinguere la politica di un tempo dal suo simulacro finale. Meno tasse per tutti, padroni in casa propria, toccatemi tutto ma non il mio smartphone. E nulla della tremenda nobiltà culturale, della destra e della sinistra infiammerà più i nostri cuori e le nostre menti. Che saranno, anzi, più invase di adesso da una folla di beni da acquistare e da consumare in fretta e furia, specialmente quando non ve ne sarebbe affatto bisogno. Anzi, tanto più.