15 marzo ‘Global Strike For Future’

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di MINO DENTIZZI  2 marzo 2019

Il 15 marzo in quaranta paesi del mondo è prevista la Marcia Globale per chiedere un vero cambiamento nelle politiche ambientali. Centinaia di migliaia di studenti di scuole di tutto il mondo, faranno sciopero e manifesteranno nelle strade e nelle piazze.

Tale mobilitazione è nata dall’azione di Greta Thunberg, una ragazza sedicenne svedese che, per sensibilizzare il proprio governo, dal 20 agosto dello scorso anno ha manifestato ogni venerdì di fronte al Parlamento svedese.

Greta ha poi parlato in plenaria alla Conferenza dell’Onu sul clima a Katowce in Polonia, nel dicembre 2018, rampognando i leader della terra, e reclamando di «lasciare i combustibili fossili sottoterra» e «mettere al centro l’equità». Dopo Greta si è recata al forum economico mondiale di Davos. dove i rappresentanti delle potenze politiche ed economiche mondiali hanno prestato attenzione  al suo deciso discorso: «Qui a Davos parlate di storie di successo, ma il successo finanziario ha avuto un prezzo molto alto», «voglio che andiate nel panico, che sentiate la paura che sento io ogni giorno» e «occorre agire come se la casa stesse andando a fuoco perché così è».

“Scioperiamo perchè noi abbiamo fatto i nostri compiti a casa e i politici no”  così motiva Greta lo scioperp “Siamo arrabbiati perchè le generazioni più vecchie ci stanno rubando il futuro e non lo accetteremo più” “Noi continueremo finché non faranno qualcosa, saremmo pazienti perchè è il nostro futuro ma se non faranno niente, dovremo fare qualcosa noi, e lo faremo”.

Oggi la battaglia per il clima è forse la più globale che dobbiamo affrontare. Per questo è fondamentale sollecitare le iniziative sulle politiche climatiche e delineare strategie coordinate tra i vari Stati in modo di adempiere agli impegni assunti, a partire dall’Accordo di Parigi, e per mettere in campo politiche adeguate al mutamento climatico.

L’Italia sciaguratamente in questo campo è stata ed è molto carente con politiche governative, passate e attuali, poco efficaci e tuttora imperniate sulle risorse fossili, come comprovano i 16 miliardi di euro di sussidi diretti e indiretti garantiti alle società petrolifere.

Al nostro Paese occorre un nuovo modello energetico imperniato su efficienza e rinnovabili che limiti in maniera tangibile le emissioni di gas serra, sostenendo così l’ambiente e l’innovazione tecnologica.

Di fronte all’inerzia dei governi, l’ondata di giovani che vogliono un futuro non rovinato da sfaceli climatici impone una riflessione a ogni livello ed è una spinta affinché gli Stati si attivino attraverso un impegno serio e determinante.