IL FUTURO E’ NEL DIRITTO LA FORZA NON CI SALVERA’

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Raniero La Valle
IL FUTURO E’ NEL DIRITTO LA FORZA NON CI SALVERA’
In una trasmissione televisiva detta “In altre parole” (che poi sono quasi sempre le stesse)
il prof. Zagrebelsky ha ricordato l’aforisma secondo il quale il diritto senza la forza è
impotente e la forza senza il diritto è tirannia; allora gli astanti gli hanno chiesto che cosa
deve fare l’Europa, aspettandosi che rispondesse che deve farsi l’esercito europeo; invece
lasciandoli quasi tutti di stucco Zagrebelsky ha risposto che essa deve riprendere i suoi
valori di giustizia, di libertà, di eguaglianza, di Costituzioni, e non deve mettersi a fare le
guerre anche lei. Senza citarla egli si appellava alla famosa “tradizione ebraico-cristiana”,
che proprio in quella settimana ricordava nelle chiese la promessa profetica secondo la
quale il popolo di Dio “non si abbatterà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra”.
Dunque il futuro non sta nella forza ma nel diritto. Quando questo avverrà? Gli scienziati
atomici hanno messo le lancette dell’orologio a 89 secondi prima della mezzanotte, che
tutti hanno interpretato come l’ora della fine del mondo, mentre invece può essere l’ora del
principio, il momento cioè in cui tutto comincerà di nuovo e il diritto sarà stabilito sulla
terra: ossia dovrebbe esserci un rovesciamento, perché oggi avviene il contrario. Trump.
come tutti, orfani, dicono allibiti, ha licenziato il diritto, bastandogli la sua moralità. Quello
che manca nella politica europea e mondiale è una risposta proporzionata a questa sfida.
Ma ciò accade perché non hanno capito che cosa ci sta succedendo, e tutti si comportano
come se semplicemente avessero perso le elezioni in America, e si trattasse solo di
Trump, una specie di Meloni in grande che però sarà gettato via alla prima occasione e
tutto tornerà come prima. Invece Trump fa corpo con l’America che ha cambiato identità: è
con gli Stati Uniti d’America che bisogna fare i conti.
Ma come sono cambiati? Caracciolo dice che è finito l’Impero americano: di questo infatti
prende atto il recente documento sulla Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, che rinunzia
perfino all’idea “eterna” della NATO. Ci si poteva illudere (personalmente anch’io) che
questo significasse un abbandono della loro presa sul mondo, e perciò si riaprissero degli
spazi di autonomia per gli altri popoli (compreso il nostro) e si potesse passare al
multipolarismo. Invece la scelta americana espressa da Trump (MAGA) è l’opposto:
continuare a dominare il mondo, ma non con tutte quelle spese organizzative (guerre
ubiquitarie, basi militari, “regime change”) bensì come uno Stato-pirata che si va a
prendere il bottino che vuole: di volta in volta schiacciare il Venezuela, impadronirsi della
Groenlandia, mettere i casinò a Gaza, legittimare il genocidio di Netanyahu, bombardare
l’Iran, fare l’arrembaggio alle petroliere, scatenare l’Intelligenza del Super-Io artificiale,
ritirarsi dal sistema dell’ONU. Ma allora la risposta è, oltre che far scortare le petroliere,
come nei mari si deve fare coi pirati, stabilire veramente e tutti insieme, ivi compresa la
Russia e la Cina, il diritto sulla terra.
Dunque resistenza non violenta e passaggio all’unità umana: e oggi si può, perché la
storia ha avuto una rottura, col nazismo (e il fascismo, con buona pace della Meloni) e
l’epoca delle sovranità assolute, delle Chiese divise e dei popoli predestinati ed eletti, degli
Dei degli eserciti, è finita allora; certo ci vogliono cent’anni per realizzarne tutte le
conseguenze. Forse oggi l’altro americano, Robert Prevost, ci prova, ma possiamo provarci tutti
assieme, e anche i pirati seguiranno, perché poi l’America non è solo quella.
DA “iL FATTO QUOTIDIANO” DEL 14 GENNAIO
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