IO HO FATTO QUESTO?
C’è un fenomeno per cui le nostre azioni già compiute e vissute passano oltre e si trasformano, al punto che al ricordarle possono diventare estranee per noi stessi, perché hanno acquistato mobilità, non sono restate uguali. Ma c’è di più. Supponiamo che l’ azione si sia materializzata in una creazione, un testo o un articolo. L’ opera si allontana dall’ artefice, acquista autonomia e vita propria, e prende corpo in ogni anima che la venga a conoscere, la quale ne scopre propri significati e suggestioni che lo stesso autore ignora. La creatura e’ in principio riconducibile al creatore, a cui però possono sfuggire le potenzialità.
Forse la letteratura e l’ arte rappresentano la capacità di fare emergere verità sconosciute al proprio autore e non di influenzare chi legge con le proprie opinioni e la propria verità. La luce che brilla intorno alle immagini viene vista meglio da chi legge o guarda che da chi ha creato.
Marc Chagall rivelò in una intervista che lui stesso non capiva le sue pitture, mentre i bambini le afferravano immediatamente.
Il dipinto:”Sopra la città” ritrae due figure in un volo fantastico, allegoria di amore e tenerezza. Due amanti in fuga romantica sospesi tra cielo e terra, simbolo possente della libertà di immaginazione e la forza dell’ amore. Il volo sfida la gravità, il mondo terrestre sottostante, le convenzioni, le abitudini di pensiero.
Questo dipinto, a mo’ di esempio, riesce ad esprimere sentimenti e impressioni in altri spettatori, in altri momenti e situazioni, che lo stesso autore non avrebbe mai potuto immaginare, prevedere, capire. La creatura ormai conduce vita propria e crea a sua volta immagini e sentimenti.
L’ opera d’arte si presta quindi a più di una interpretazione e non è detto che l’ autore o l’ autrice ne sappiano molto. Affidano al vento quei fogli e chi li raccoglie dovrà ricomporre in base alla sua sensibilità. L’ autore o l’ autrice non suggerisce risposte anche se ha le sue simpatie.
FILOTEO NICOLINI
Immagine: MARC CHAGALL, “Sopra la città”.


