Fonte: Gay.it
Il caso Ranucci-Lavitola ci sta sfuggendo di mano
Sigrido Ranucci poche ora fa ha ironizzato sulla macchina del fango che lo vede oggetto di narrazioni multiple e contraddittorie e ha rilanciato con amaro sarcasmo il rumor non confermato di una sua presunta relazione gay (non confermata) con Valter Lavitola pubblicato da Il Giornale d’Italia, media il cui editore è COMCAST Italia srl, con sede a Milano, la cui raccolta pubblicitaria tabellare è affidata, secondo quanto indicato nella pagina contatti del sito, a 24 ORE System del Gruppo Il Sole 24 Ore”.
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Il Giornale d’Italia ha pubblicato un articolo in cui, citando fonti anonime non confermate né dagli inquirenti né da fonti istituzionali, fonti definite dallo stesso media “rumors del deepstate”, ipotizza una relazione sentimentale gay tra il giornalista-conduttore di Report Sigfrido Ranucci e il faccendiere Valter Lavitola, coinvolto nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo che lo scorso ottobre ha colpito l’abitazione dello stesso Ranucci.
Secondo l’articolo, il presunto legame spiegherebbe perché Ranucci sarebbe stato “manipolabile” da Lavitola fino a conoscere in anticipo il piano dell’attentato: una ricostruzione che il gip, come si legge nello stesso articolo, non avrebbe però trovato riscontrata da prove concrete.
Sigfrido Ranucci non è infatti indagato ed è stato definito finora dalle indagini non a conoscenza del piano di Lavitola. Con il quale tuttavia, secondo la ricostruzione senza fonti de Il Giornale d’Italia, Ranucci avrebbe intrattenuto una relazione sentimentale. Qualcosa scricchiola in questo outing.
In questi giorni Ranucci è stato criticato e attaccato da multiple fronti proprio sulle sue condotte sentimentali con le donne. Ma oggi spunta anche l’outing: Ranucci sarebbe gay e avrebbe una relazione affettiva con Valter Lavitola. Su questa premessa, Il Giornale d’Italia aggiunge così ulteriore fumo intorno alla già nebbiosa vicenda che ha assunto i contorni di un mistero che, secondo l’angolo di narrazione, può essere tutto, e immediatamente dopo il suo contrario.
L’outing è la rivelazione pubblica, senza consenso, dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di una persona. Si distingue dal “coming out”, scelta volontaria dell’interessato. È stato usato a fini politici in diversi casi storici: negli USA il “outing” di politici omofobi ma segretamente gay divenne strumento di attivisti.
In Italia casi celebri riguardano politici e uomini di potere “svelati” per delegittimarli o ricattarli, spesso in chiave scandalistica, più che di denuncia dell’ipocrisia. L’orientamento sessuale viene usato come arma di discredito o pressione, non come informazione di interesse pubblico.
Ranucci ha reagito pubblicando sui social uno screenshot dell’articolo, commentando con ironia la contraddizione delle narrazioni costruite nei suoi confronti: dipinto la mattina come uomo etero “predatore” nei rapporti con colleghe, la sera accusato di una relazione omosessuale clandestina. Il giornalista ha scritto: “La mattina omofobo e predatore, il pomeriggio gay….“
Nel febbraio 2026 lo stesso Ranucci era stato al centro di rivelazioni di alcune presunte chat nelle quali lo stesso giornalista, parlando con Maria Rosaria Boccia, avrebbe parlato di un “giro gay, pericolosissimo”.
Il 9 febbraio Massimo Giletti, a “Lo stato delle cose”, aveva letto in diretta quelle presunte chat tra Ranucci e Boccia (pubblicate da Il Giornale) in cui Ranucci avrebbe parlato di un “giro gay” citando anche il nome di Giletti.
Ranucci aveva poi definito quei messaggi manipolati. Giletti aveva chiarito di non ritenere offensivo il riferimento all’omosessualità, ma di considerare grave l’accostamento a una “lobby” di potere, esprimendo delusione personale verso il collega di Report. Successivamente Maurizio Gasparri (senatore Forza Italia) aveva accusato Ranucci di omofobia, accuse respinte da PD e M5S come strumentali.
È il copione di sempre. L’omosessualità, quando serve, diventa prova a carico. Quando non serve più, torna a essere ciò che dovrebbe essere sempre stata: un fatto privato, irrilevante, che non riguarda nessun lettore. Basta che cambi il bersaglio e cambia anche il valore della notizia. Oggi l’arma è Ranucci, ieri era un altro nome, domani sarà chiunque risulti scomodo: e dopodomani?
Quell’eco stanca di uso strumentale arriva su di noi, che quella parola gay la portiamo addosso ogni giorno senza sconti, Nessuno ci ha chiesto se ci va bene diventare accessorio di un’inchiesta giudiziaria, gancio narrativo di un pezzo su un attentato, sospetto da sventolare per spiegare un “controllo psicologico”. L’orientamento sessuale non è mai stato una prova. È solo, ancora una volta, un randello comodo da impugnare quando tutto il resto scarseggia.




