LA PENNELLATA 

per Filoteo Nicolini
LA PENNELLATA

La prima impressione che ho avuto visitando a Firenze la mostra dell’ artista statunitense Mark Rothko (1903-1970) al Museo di San Marco e’ stata di perplessità, per l’ inatteso accostamento tra le sue pitture con gli affreschi del Beato Angelico (1395-1455) nelle nude celle destinate ai frati domenicani. La fama del Museo si deve alla presenza di opere del Beato Angelico, di Michelozzo, frate Bartolomeo e allievi.

Poi, riflettendo, mi e’ parso di intravedere una chiave di lettura e riflessione che giustificasse quel contrasto, apparso inesplicabile all’ inizio. E voglio appunto esporre questo punto di vista soggettivo sull’evoluzione della coscienza da un lato e sul compito vita dall’ altro.
Il Beato Angelico, nelle parole del Vasari, dai lacci del mondo si sciolse e attinse ai Vangeli, le Scritture e le Vite dei Santi, senza mai prendere in mano i pennelli se prima non avesse fatto orazione. Si riconosce nei volti e nelle attitudini delle sue figure la bontà del suo sincero e grande animo nella religione cristiana. Il filo d’oro della fede corre per tutta l’ opera dell’ Angelico, e i suoi quadri incoraggiano la meditazione e stimolano quei valori morali che sono alla base della vita spirituale. La tecnica è finalizzata alla rappresentazione delle figure sacre e concede poco all’ ambiente materiale  nella sua divinizzazione dello spazio. Lo spazio teologico di Angelico, infatti, e’ pervaso da soggetti sacri e il quadro è luogo di culto e devozione. E l’ anima del Beato Angelico è a suo agio nel mondo di gerarchia, di perfezione e valore riprodotto nelle sue opere.
La pittura nella rappresentazione della figura sacra ha poi cominciato a introdurre elementi della Natura a poco a poco, come se il soprannaturale cedesse spazio al mondo sensoriale e alla raffigurazione della figura umana accanto a quella sacra. Le scene sacre e le figure sono inoltre sempre più raffigurate in un contesto spaziale. Questo processo è andato avanti sempre più col passare del tempo, come se l’Artefice si ritirasse dietro la scena e nella rappresentazione non ci fosse più il Divino e il sacro ma solo le forme. Col passar del tempo si rappresenterà sempre meno il rapporto diretto col Divino ma solo con l’ opera di esso.
L’ interrogativo a cui si dedica Rothko e’ legato al mistero del colore.
Nei suoi quadri le tele sono interamente coperte di colore ed e’ assente ogni traccia di segno o gesto. E’ una pittura totalmente libera dalla dipendenza dall’ oggetto e dalla figura, un’ arte che in apparenza non illustra nessuna cosa. Lo spirito e’ diventato incomunicabile a prima vista ma il colore ha esistenza propria. L’ artista si ferma davanti alla pennellata e quali osservatori ci lascia sospesi davanti ai colori.
Viene da chiedersi: che cosa sono diventati i colori per la moderna concezione scientifica? Vibrazioni astratte che non tengono minimamente conto dell’ elemento vivente del colore che si svolge nell’anima. Ma quando ci si immerge nella natura dell’ arancione, per esempio, si sente di divenire sempre più forti, e’ qualcosa che eleva e dà forza interiore. Il verde ci sana, il giallo ci riporta alle forze dalle quali siamo stati creati, il blu ci stimola a progredire e vincere l’ egoismo.
C’è la solitudine di Rothko, la fragilità, il silenzio. E’ uno specchio della condizione umana, dell’ individuo del secolo XX che si interroga di fronte a sé stesso e cerca una via di uscita. Il mondo che ha conosciuto Rothko non ha perfezione, né armonia, né senso, né finalità, ma vive di sopraffazione, dominio, sterminio.
Rothko si pone e ci pone di fronte alla personale responsabilità di quale passo dare. Sembra essere arrivato all’ origine di tutto, o all’ inizio di tutto, all’ aspetto spirituale dei colori nella loro azione sui sentimenti che alberghiamo nell’ anima.
Cosa unisce i due artisti? Il compito di vita che hanno cercato, la meta raggiunta. Nella poesia di E. Dickinson:” Ogni vita converge a qualche centro, dichiarato o taciuto; esiste in ogni cuore umano una meta”.
Anche l’ osservatore dei quadri di Rothko si indaga a questo punto sulla prossima pennellata che darà nella sua vita.
FILOTEO NICOLINI
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