IL LETTO DI PROCUSTE
L’ ideale della scienza e’ la spiegazione totalizzante, la generalizzazione che non lascia nulla fuori, sull’esempio di Galileo per il quale tutti i corpi cadono con la stessa accelerazione, proprio tutti, come ricordiamo dai banchi del liceo.
Il fatto è che la vita non si lascia ridurre, come ebbe a scrivere Neruda, difendendo la molteplicità del mondo dei sentimenti di fronte all’ ordine che l’ Universale vorrebbe imporre sui dettagli dell’ immediatezza. Qui l’ Universale indica per esempio le religioni, a titolo di esempio, che ormai faticano a tenere dietro alla complessità della vita.Se ci poniamo dalla parte del particolare, attenti ai dettagli e i frammenti, rimaniamo però soddisfatti a metà, abbagliati dall’ immediatezza ma di fronte a continui enigmi perché abbiamo smarrito l’ universale. E’ il riflesso di una antica controversia di cui dovremmo prendere coscienza.
In poche parole, e’ il divario tra gli ideali e le cose, la mancata corrispondenza tra l’ universalità proclamata dall’ idea e il reale quotidiano che non accetta il letto di Procuste. Ovvero il proposito di ridurre le cose a un solo modello e un solo modo di pensare e agire. La vita è diversità, mobilità, cambiamento. Il mistero della varietà dei temperamenti umani, per esempio, ci pone di fronte al sentimento che abbiamo in ogni incontro con un’ altra persona. Quanto infinitamente diverse sono le persone che incontriamo, quale varietà straordinaria ci sfida in un ricorrente enigma! Possiamo mai spiegarlo con un solo principio generale?
Allora, tra universale o particolare, dove ci collochiamo, a chi concedere fiducia? Il particolare non si lascia imbrigliare in un ideale totalizzante, ma l’ universale non si lascia sconfiggere dalle smentite inflitte dal particolare, in una lotta simbolica senza esclusione di colpi. Se la comprensione totalizzante è assente, nondimeno ne può avvertire l’ esigenza chi ha formazione scientifica, che si rivolge alla cultura saggistica perché lì spera trovare quelle riflessioni culturali intorno alla natura umana e al particolare. Ma ciò non fa che accrescere interrogativi e perplessità.
Il singolare infatti e’ una continua sfida a una comprensione totalizzante, e si ritrae proprio per irridere la reificazione congelata nel tempo e allo stesso tempo pungolare l’ universale a perfezionare il suo ideale. Anche l’ ideale è soggetto infatti a evoluzione, e solo chi verrà dopo potrà giudicare e superare, per vedere le cose in modo piu vero.
Ricordiamo Don Chisciotte che legge la realtà con gli occhi del passato e Sancho Panza che ne smonta e smentisce, anche in certi momenti si fa coinvolgere dalle visioni.
FILOTEO NICOLINI
Immagine: Letto di Procuste


