LITANIE DELLA TERRA MORTA. POESIA DI ALFONSINA STORNI.

per Filoteo Nicolini

LITANIE DELLA TERRA MORTA.

POESIA DI ALFONSINA STORNI.
“Arriverà un giorno in cui la razza umana si sarà essiccata come una pianta vana.
E il vecchio Sole sarà inutile carbone di una spenta torcia.
Arriverà un giorno in cui il mondo raffreddato sarà silenzio lugubre e profondo. Una grande ombra circonderà la sfera, dove non tornerà primavera.
La Terra morta, come un occhio cieco, seguirà andando sempre, senza quiete, ma nell’ ombra, a tentoni, senza un canto, un hay!, una preghiera.
Sola, con le sue creature preferite nel seno, stanche, addormentate.
Madre che marcia ancora col veleno dei figli già morti.
Nemmeno una città in piedi…. rovine e macerie essa sopporterà sulle spalle morte. Da lassù, nera, la montagna la guarderà con espressione timida.
Forse il mare non sarà altro che un duro blocco di ghiaccio, oscuro come tutto.
E così, angosciato nella sua durezza, solitario sognerà con le sue navi e le sue onde.
E passerà gli anni in agguato di una sola nave che gli solchi il petto. E là, dove la Terra si raccoglie, sognerà la spiaggia con la Luna.
E non avrà niente altro che il desiderio, perché la Luna sarà un altro mausoleo. Invano il blocco vorrà muovere bocche per inghiottire uomini, udire su di loro l’ orrendo grido del naufrago invocando l’ infinito.
E niente rimarrà: da Polo a Polo lo avrà spazzato via un vento solo: voluttuose dimore di latini e miseri rifugi di beduini, oscure tane di esquimesi, e fisse e lussuose cattedrali.
E neri, e gialli, color rame, bianchi, malesi e meticci si guarderanno allora sottoterra chiedendosi perdon per tanta guerra.
Stretti per le mani circonderanno in un giro la Terra rotonda. E gemeranno in coro di lamenti:” Oh, quante vane e goffe sofferenze! La Terra era un giardino pieno di rose e di città squisite; alcune si affacciavano su fiumi, altre su boschi e lagune.
Tra esse si stendevano binari che erano come fedeli speranze, e fioriva il campo, e tutto era sorridente e fresco come un prato; ma invece di comprendere, pugnale in mano eravamo fratello contro fratello.
Andammo tutti contro chi era buono a caricarlo di fango e di veleno. E ora, bianche ossa, la Terra circondiamo in fraterno circolo, e della nostra umana fiammata in piedi nulla rimane!”
Ma chissà se una statua muta non rimanga ancora in piedi, sola e nuda. E così solcando tra le ombre sia l’ ultimo rifugio dell’ Idea. E qualche dolce e affettuosa Stella chiederà: “chi è quella?”
” Chi è questa donna che osa in questo modo, che si muove solitaria nel mondo morto?”
E l’ amerà per istinto celestiale fin quando cada dal suo zoccolo.
E per caso un giorno, per pietà senza nome verso questa Terra povera e verso l’ uomo, la luce di un Sole passeggero che viaggi, ritorni a incendiarla nel suo primo fulgore.
E suggerisca:” O sfera stanca, sogna un momento con la Primavera! Assorbimi un istante, sono l’ Anima universale che muta e non si acquieta!”
Come si muoveranno sottoterra quei morti che il suo seno racchiude! Come vorranno volare a chi li illumina, spingendo verso la luce divina!
Ma sarà in vano che i morti occhi pretendano raggiungere i raggi rossi. Tutti ammontonati e vinti, già non potranno lasciare i vecchi nidi e all’ appello dell’Astro nessuno potrà gridare:” Io voglio!””
Questa poesia della argentina Alfonsina Storni (1892-1938) appartiene a una raccolta datata nel 1920, quando abbandona i componimenti soggettivi e si confronta con quello che osserva nel mondo intorno. Questa raccolta intitolata Languidezza vinse il Primo Premio Municipale e il Secondo Premio Nazionale di letteratura.
 
FILOTEO NICOLINI
IMMAGINE: LAZARE SEGALLE, Marginados.
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