GUIDO CERONETTI, L’ AUTOMOBILE E LA CARNE

per Filoteo Nicolini
GUIDO CERONETTI, L’ AUTOMOBILE E LA CARNE. 
E’ il titolo di un breve e graffiante scritto di Guido Ceronetti del 1974 sulla sofferenza morale e l’ aggressione fisica dell’ essere umano, alla guida di un automobile o a piedi.
Vorrei citare alcune passaggi significativi.
“La persona che va a piedi e’ il punto più debole della natura, lampadina di tirassegno da frantumare, cibus vermium. C’è avvilimento, degradazione, confusione, ingiustizia, solitudine. La carne è mortalmente offesa dal metallo, teme inconsciamente l’ assedio dei metalli. E una grande concentrazione di automobili e’ prima di tutto una infernale accozzaglia di metalli, acciaio, alluminio, cromo, e chi va a piedi  e’ smarrito e disfatto nel ribollimento del traffico, si sente uncinato alla gola, colpito da mazze ferrate. Come può la carne ignorare fino a questo punto di essere carne? Se una sbarra di acciaio vi cade in testa la sentite? Non vi accorgete che le automobili vi prendono  a sprangate, anche se non vi toccano? Vi trapanano la testa, vi coprono dei loro escrementi gassosi, vi abbagliano, vi braccano come volpi rincoglionite, vi regolano il passo, vi strangolano a poco a poco. Si fanno accettare dalla carne, e la carne che sta fra i metall senza orrore ha cessato di accorgersene.
Doveva restare privilegio di pochi, la democrazia ha voluto il motore per tutti, la religione del lavoro impone l’ automobile. Si stivano nelle fabbriche quantità enormi di carne a servire i metalli, dalla fusione alla rifinitura al collaudo, spostando il lavoro umano secondo l’ orribile regola manifatturiera sempre più nei sobborghi lontani, dove la conduce e viene a riprendersela, sfinita e abbrutita, altra ferraglia colorata, l’ autobus, la metropolitana.
Il malefico Illusionista ci ha preso l’ anima, ma in quel metallo odoroso di buona imbottitura,  dal quale sono presto uscito, ero ancora individuo e carne. La rete dell’ uccellatore si è aperta e sono fuggito. Guai però a restarci attaccati, guai a quelli che camminano sopra i pneumatici.
E’ stato infame inventare le utilitarie, la Balilla, la Seicento; mettere in circolazione tanto denaro da permettere alla classe media le più lussuose berline, regalare i bolidi da corsa ai pupilli, adescare con l’ odore della potenza e del prestigio sociale tutti i prepuzi, tutti i tarati delle città, tutta la schiuma della terra, il fiore della ruffianità, i rifiuti dei porti, delle stive, delle stazioni, delle caserme, dei commerci, dei giornali, dei parlamenti, dei bordelli.
Tutto ciò si è riversato dentro i metalli da strada, smanioso di abolirsi come carne e pretendendo di essere cosa, per speranza di felicità.
E poi la truculenza dei giovani, la macabra sopraffazione dei vecchi al volante. Tutti quelli che portano in sé un seme di odio per il Bello, tutti i nemici della luce l’ automobile li fa sfogare, distrugge i loro paesaggi, arte e forma di vita, li fa sentire soggetti attivi della Storia.
L’ economia rateale riesce a collocare il demente al suo posto di lotta prima che abbia messo da parte il denaro per conquistarselo. Pagando una sola rata, chiunque entra legalmente in possesso di un involucro omicida che può lanciare dove vuole, contro chi capita. Adoperarlo come feritoia o catapulta, spavento di deboli, deposito di droga o di fucili, letto da stupro. Ogni macchina senza occupanti può significare una trappola di superiore efficacia: riempita di esplosivo, con un congegno a tempo, all’ angolo di una strada, davanti a un caffè, un teatro, un emporio, aspetta l’ ora migliore, in cui la folla è più fitta, per mostrare di cosa e’ capace l’ idealismo umano. Le proporzioni di bene e male si mantengono costanti: per un samaritano in auto che ti porta all’ ospedale dopo averti lavato le ferite, per un cauto amico dei viventi che ha orrore di urtare un gatto o di azzoppare un cane, ci sono almeno nove briganti che lasciano tranquillamente il ferito, che partono in macchina per un’ allegra caccia all’ uomo.
Perciò l’ automobile per tutti e’ anche l’ occasione del crimine data a tutti. Anche dei sottili piaceri dell’ autodistruzione di sé è complice l’ automa a buon mercato con le sue oscure tentazioni: lo si compra per peggiorare lo stato delle proprie emorroidi, per prendere la sifilide, per assicurarsi una bella ipertrofia prostatica, per scendere all’ Orco in un orgoglioso costume di lamiere schiacciate e bruciate.”
Il testo esprime lo strazio, la sensibilità, la denuncia dell’ imbarbarimento, con intransigenza senza accomodamenti. Se si pensa che lo scritto e’ del 1974, anticipa certi orrori di cui siamo spettatori quotidianamente.
 
FILOTEO NICOLINI
Immagine: Francis Bacon
Mi riallaccio a un precedente articolo dal titolo: La coscienza addolorata di chi va a piedi.
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