ECOLOGIA DELL‘ ANIMA
Quando si doveva costruire la prima ferrovia in Inghilterra agli inizi dell’ 800, si chiese al Collegio dei medici che cosa significasse quel progetto per la salute dei viaggiatori. I medici manifestarono molti dubbi nei riguardi delle ferrovi, e le sconsigliarono con decisione. Ma, se proprio le si voleva costruire, era senz’altro consigliabile che lungo il percorso fossero poste alte pareti di legno di separazione, altrimenti i viaggiatori avrebbero senza dubbio subìto delle commozioni cerebrali a causa del rapido cambiamento del paesaggio.
Questa perizia non fermò il progetto, il quale seguì la sua strada nonostante i pareri contrari. In effetti, le ferrovie hanno reso da allora i passeggeri più nervosi, e con esse l’ Umanità si è trasformata. Tutta la struttura dell’ anima e’ ora diversa da quella di prima e senza la velocità dei vagoni le persone sarebbero interiormente più vive. Quella perizia era forse esagerata, ma i fatti le hanno dato ragione.
Anche se di forma incosciente, siamo perturbati in grado minore o maggiore durante un viaggio in treno, in aerea o automobile, per il tumulto e le vibrazioni meccaniche, e’ como se il nostro corpo fosse sminuzzato, ridotto in pezzi.
E che dire della stampa a caratteri mobili? Era stata una invenzione che aveva contribuito a modificare la nostra anima. Quelle lettere riprodotte meccanicamente nei tipi, combinate in sequenza, costruite ad arte e continuamente ricomposte, contenevano qualcosa affascinante e che gettò un incantesimo sulla mente moderna. La macchina di stampa ha nientemeno che meccanizzato la parola con le infinite combinazioni dei caratteri. Vanno poi aggiunti il fonografo e il grammofono che alla fine dell’ 800 hanno meccanizzato il suono mediante la riproduzione acustica su disco o su cilindri. Il trionfo della meccanizzazione si può osservare in un Museo della Tecnica dove si espongono i primi grammofoni, ammirando le membrane, le leve, le punte, i solchi, i movimenti rotatori e di traslazione.
La cinepresa, poi, e’ una macchina che registra una sequenza di immagini fotografiche in rapida successione temporale su una pellicola. Il cervello esegue una operazione di assemblaggio dei singoli fotogrammi, e ciò produce una riprogrammazione del sistema sensoriale per lo spezzettamento costante, impercettibile alla coscienza ordinaria ma non per questo meno influente, quando guardiamo la TV o una proiezione.
Il corso dell’ evoluzione naturalmente va avanti, e va senza dire che vanno accettati i cambiamenti, a patto però di comprenderne la portata.
Le tecnologie hanno tutte insieme una discreta, sottile manipolazione. Senza rifiutarle, senza esaltarle, vanno comprese per riportarsi alla realtà.
In epoca contemporanea, troviamo un riscontro su un altro versante nelle polemiche che l’ artista austriaco Hundertwasswer ha intrapreso, al denunciare l’ utilizzo pervasivo della linea geometrica retta in architettura e urbanistica. Così si convertono le nostre città in deserti desolati da un punto di vista spirituale, ecologico ed estetico. Tracciata con righe e squadre, la linea retta e’ insana, e’ estranea a noi e alla Creazione. Le generazioni di bambini e studenti si sono formate in istituzioni la cui architettura è ostile alla Natura, i danni psicologici permanenti sono immensi, e viviamo tutti in ambienti che distruggono la vita e lo spirito. Il merito di tali polemiche sta negli interrogativi sugli effetti sottili e spirituali delle costruzioni che costituiscono i nostri ambienti urbani.
La penna di Guido Ceronetti, unita a una rara sensibilità umana, e’ intransigente riguardo il paesaggio urbano divenuto “un’ infernale accozzaglia di metalli, acciaio, alluminio, cromo, e chi va a piedi e’ smarrito e disfatto nel ribollimento del traffico, si sente uncinato alla gola, colpito da mazze ferrate”. Le automobili “vi prendono a sprangate, anche se non vi toccano, vi trapanano la testa, vi abbagliano, vi braccano, vi strangolano a poco a poco.
L’ anima è mortalmente offesa dal metallo, ne teme inconsciamente l’ assedio”.
Una relazione difficile, la nostra, con le tecnologie e i suoi prodotti. Non ne usciamo affatto incolumi, ma almeno possiamo intravedere i danni. E’ possibile porvi rimedio, mitigarne gli effetti?
FILOTEO NICOLINI


