Vannacci è il nuovo Alberto Sordi

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alessandro Volpi
Fonte: facebook

Ho guardato più volte l’intervista di Roberto Vannacci, condotta da Lili Gruber e Lina Palmerini su L7. Devo confessare che ho sentito l’esigenza di queste plurime visioni perché c’era una cosa che mi ronzava in testa. Nello studio più “politicamente corretto” del Telepaese, con due giornaliste senza dubbio à la page, con l’abito di rito e l’immagine sapientemente curata, entrambe attente al lessico un po’ snobistico di chi sa di avere ragione, è piombato, molto atteso, un attore che fingeva perfettamente di interpretare l’italiano medio degli anni cinquanta e sessanta, prima che il decennio successivo inventasse le minigonne, la rumorosa musica rock, gli eskimi e tutte quelle puzzolenti cianfrusaglie. Palmerini, la giornalista del “Sole 24” di Orsini, incalzava il povero attore ancora alle prime armi con domande complicatissime, poste con una distanza glaciale, mentre la conduttrice principale si irrigidiva ad ogni risposta sonoramente dissonante rispetto ai modi e ai toni del suo salotto. L’attore, nelle vesti di un ex generale in pensione prestato alla politica per salvare gli “itagliani”, si muoveva con notevole agio in quel palcoscenico, costruito con i tratti della commedia all’Italiana, sempre degli anni Cinquanta: le signore infastidite da un improbabile uomo del popolo in cerca di fama attraverso il teleschermo. Solo, a quel punto, dopo avere visto e rivisto il video, ho capito cosa mi frullava in mente. Vannacci è il nuovo Alberto Sordi, con tutti i tic, i luoghi comuni, le banalità con cui il grande attore romano rappresentava il “tipo” italiano: quel tipo che faceva dire ad un raffinato, e forse altrettanto snob, come Nanni Moretti, “tenetevi Alberto Sordi”.

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