LA LETTERATURA LATINO AMERICANA E BORGES

per Gian Franco Ferraris
LA LETTERATURA LATINO AMERICANA E BORGES

In un breve saggio dedicato a Jorge L. Borges, Claudio Magris* ne ammette la straordinaria capacità di illustrare le innumerevoli forme della realtà e il tentativo di impadronirsi della fuggevole molteplicità della vita chiudendola in una voce di enciclopedia. Ma osserva che il mondo e la vita sono altrove, fuori della pagina.

Borges, per Magris, comunque conosce momenti di lirismo quando comprime l’ essenziale di una storia o una vita in poche righe; ma la sua opera è un catasto che insinua le proprie finzioni nel reale e lo fa scivolare nell’ irrealtà.
La sua è una passione cartacea,  è afflitto da una siccità (sic) spirituale che lo fa rifugiare nell’ astrazione della memoria e nel disincanto. Si finge recensore di testi inesistenti con note bibliografiche e chiose erudite in quanto lettore onnivoro. La sua parola assorbe la vita e questa deve cedere tutto allo scrivere, e la vita non può riconoscere nelle parole la propria verità immediata, inesprimibile e fuggitiva.
Il mondo di Borges, continua Magris, è quello dell’ immutabile ripetizione, l’ ossessione circolare che domina la sua visione.
Vorrei aggiungere un dettaglio importante alla valutazione di Magris. Senza Borges non avremmo avuto la letteratura latino americana come la abbiamo conosciuta ed amata. È noto, anche a Magris, che l’ opera si allontana dall’ artefice creatore ed acquista autonomia e vita propria. L’ opera prende corpo in ogni anima che la venga a conoscere, la quale ne scopre i significati e le suggestioni che il proprio autore ignora. Nella letteratura latino americana sono emerse individualità creatrici che hanno raccolto quei fogli sparsi al vento di Borges e li hanno ricomposti in base alla propria sensibilità. Adolfo B. Casares e’ stato stretto collaboratore di Borges e autore di racconti fantastici ineguagliabili. In debito con la lezione di Borges vi sono il colombiano Gabriel G. Márquez, l’argentino Julio Cortázar, la messicana Elena Garro, il cubano Alejo Carpentier. Fondatori del realismo magico e la sua variante del reale meraviglioso. Su tutti, il messicano Juan Rulfo, la cui opera apprezzarono lo stesso Borges e Italo Calvino. Rulfo diceva che uno dei principi della creazione artistica è l’ invenzione. Infatti ogni scrittrice e ogni scrittore che crea è in fondo bugiardo. La letteratura è menzogna, ma da questa menzogna si crea una nuova verità e si approfondisce la realtà.
La letteratura latino ha scoperto che il tempo si comporta di maniera diversa, che esistono tanti tempi e tanti modi di come trascorre o non trascorre il tempo.
Per Elena Garro la memoria contiene tutti i tempi e il suo ordine è impredecibile. Nel suo romanzo la narrazione si interrompe, la vita dei protagonisti non è quella della cronaca narrata. L’ avvenire è la ripetizione del passato, anche se il tempo può a volte ripartire.
A mio avviso, la semina di Borges ha dato un importante raccolto.
FILOTEO NICOLINI
* CLAUDIO MAGRIS, “ITACA E OLTRE”. GARZANTI, Pag. 113
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